Dal diabete allo scompenso cardiaco: gli effetti di dapagliflozin nello studio DEFINE-HF

Sono stati presentati nei giorni scorsi i risultati dello studio DEFINE-HF che ha valutato se il trattamento con dapagliflozin, un farmaco utilizzato nel trattamento del diabete di tipo 2, era in grado di migliorare le condizioni cliniche e i valori dei peptidi natriuretici dei pazienti con scompenso cardiaco. Lo studio, pubblicato sulle pagine della rivista Circulation, ha incluso pazienti con e senza diabete.

Gli inibitori del SGLT-2

Gli inibitori della proteina di trasporto sodio-glucosio 2 agiscono inibendo il riassorbimento del glucosio nel rene, riducendo così i livelli della glicemia. Oltre che a migliorare il controllo glicemico, gli inibitori della SGLT-2 hanno dimostrato di essere in grado di ridurre il peso corporeo, la pressione sistolica e quella diastolica.

Negli ultimi anni alcuni studi hanno evidenziato come gli inibitori SGLT-2 sono in grado non solo di essere efficaci nel trattamento del diabete, ma anche di ridurre gli eventi cardiovascolari, in particolare i ricoveri per scompenso cardiaco.

I meccanismi con cui questi farmaci agiscono sul sistema cardiovascolare sono molto articolati. Sembrano peraltro ottimizzare le pressioni ventricolari attraverso il loro effetto sulla diuresi e sulla natriuresi, oltre a ridurre il postcarico e migliorare struttura e funzione vascolare.

Una interessante ed accurata review su questo tema è stata pubblicata lo scorso anno sulla rivista Diabetologia.

Dapagliflozin e insufficienza cardiaca: lo studio DEFINE-HF

Questo nuovo studio è stato disegnato per mirare in modo specifico agli effetti di dapagliflozin nei pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione ridotta (≤40%). Ha incluso complessivamente 263 pazienti, con o senza diabete, randomizzati ad un trattamento con il farmaco attivo (10 mg/die) o con placebo, per 12 settimane. Erano tutti in trattamento medico ottimale, in classe New York Heart Association (NYHA) II o III e avevano valori elevati dei peptidi natriuretici. L’età media dei pazienti era di 62 anni per il gruppo dapagliflozin e 60 anni per il gruppo placebo.

Il trial ha avuto due endpoint primari. Il primo era il livello del peptide natriuretico NT-proBNP. Il secondo era un combinato che considerava la percentuale di pazienti con un aumento maggiore o uguale a 5 punti del punteggio ottenuto al Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ-OS) o una riduzione maggiore o uguale al 20% dell’NT-proBNP.

Gli effetti di dapagliflozin

I risultati hanno evidenziato come dapagliflozin non abbia indotto variazioni significative dei livelli di NT-proBNP. Al contrario però è stato evidenziato un effetto sulla sintomatologia dei pazienti con un raggiungimento del risultato combinato punteggio KCCQ-OS/NT-proBNP nel 61,5% dei pazienti trattati con dapagliflozin rispetto al 50,4% raggiunto in quelli trattati con placebo. In particolare, questo risultato è stato ottenuto grazie a percentuali più elevate di pazienti sia con miglioramenti nel punteggio KCCQ-OS (42,9% versus 32,5%), sia con una riduzione di almeno il 20% dell’NT-proBNP (44,0% versus 29,4%).

Non sorprende il fatto che i risultati erano simili nei pazienti con o senza diabete.

Un dato che appare in contrasto con il miglioramento clinico rilevato al questionario KCCQ-OS è che non sono state registrate differenze significative al test del cammino dei 6 minuti nei due gruppi di pazienti. Anche i valori di pressione sistolica e le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco sono state simili nei due gruppi.

Per quanto riguarda l’analisi di sicurezza dello studio, sono stati riportati 85 effetti avversi nel gruppo trattato con dapagliflozin e 82 nel gruppo trattato con placebo.

Effetti soggettivi o clinici?

Questo studio sembra quindi evidenziare un miglioramento clinico dell’insufficienza cardiaca indotto da dapagliflozin, almeno per quanto percepito dal paziente, con un aumento della percentuale di pazienti che hanno centrato l’endpoint combinato KCCQ-OS/NT-proBNP.

Nel complesso però i dati oggettivi a supporto dell’efficacia del farmaco appaiono deboli. Inoltre, vanno considerati alcuni limiti di questo studio, in particolare il basso numero di pazienti arruolati e la brevità del follow-up.

Quindi, prima che dapagliflozin possa essere impiegato nello scompenso cardiaco saranno certamente necessari ulteriori studi a conferma della sua efficacia.

 

Franco Folino

 

Michael E. Nassif, et al. Dapagliflozin Effects on Biomarkers, Symptoms, and Functional Status in Patients With Heart Failure with Reduced Ejection Fraction – the DEFINE-HF Trial. Circulation, September 2018.

 

 

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