La metà delle spiagge del mondo è a grave rischio di erosione

La metà delle spiagge del mondo, molte delle quali si trovano in aree densamente popolate, potrebbe scomparire entro la fine del secolo, se saranno mantenute le attuali tendenze dei cambiamenti climatici e del corrispondente innalzamento del livello del mare. È quanto suggerisce un articolo pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Nature Climate Change.

L’erosione delle spiagge

Le spiagge sabbiose occupano più di un terzo della costa globale e hanno un alto valore socioeconomico. Le spiagge offrono anche una protezione costiera naturale da tempeste e cicloni marini. Tuttavia, l’erosione, l’innalzamento del livello del mare e il cambiamento dei modelli meteorologici minacciano il litorale, le sue infrastrutture e le popolazioni.

Immagini satellitari per studiare l’erosione delle spiagge

Michalis Vousdoukas e colleghi hanno analizzato un database di immagini satellitari che mostrano i cambiamenti del litorale dal 1984 al 2015. Gli autori hanno estrapolato le tendenze storiche per prevedere le future dinamiche del litorale in due diversi scenari di cambiamento climatico.

Hanno determinato il cambiamento del litorale ambientale, guidato da fattori fisici (geologici o antropogenici) e dalla ritirata del litorale a causa dell’innalzamento del livello del mare. Hanno esaminato inoltre il modo in cui l’erosione causata dalle tempeste potrebbe modificarsi, a causa dei cambiamenti climatici, e il conseguente impatto delle coste.

Il 50% delle spiagge sabbiose del mondo sono a rischio

I risultati di queste analisi indicano che circa il 50% delle spiagge sabbiose del mondo sono a rischio di grave erosione. Il rischio di erosione è particolarmente elevato in alcuni paesi in entrambi gli scenari climatici, tra cui Gambia e Guinea-Bissau, dove si potrebbe perdere oltre il 60% della costa sabbiosa.

Quando si analizza la lunghezza totale della spiaggia sabbiosa che si prevede possa andare persa, l’Australia sarebbe la più colpita con quasi 12.000 km a rischio. Anche Canada, Cile, Messico, Cina e Stati Uniti sarebbero colpiti in modo consistente. Ulteriori ricerche potrebbero migliorare ulteriormente queste stime, che potrebbero essere influenzate, positivamente o negativamente, dall’intervento umano.

 

 

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