L’aspirina fa aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale fino al 60%

L’acido acetilsalicilico, ormai universalmente identificato come aspirina, è uno dei farmaci più utilizzati a livello globale. Il suo campo di applicazione si è andato via via allargando nel tempo, fino a divenire un pilastro imprescindibile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Gli enormi vantaggi offerti dall’aspirina in termini di prevenzione degli eventi clinici e di riduzione della mortalità, devono comunque confrontarsi con un numero non trascurabile di effetti avversi. Tra questi, il più temuto è il sanguinamento gastrointestinale.

Un recente studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Gut, ha evidenziato un aumento del rischio di sanguinamento gastrointestinale complessivo addirittura del 60% nei pazienti che assumono aspirina. Percentuale che si riduce però sostanzialmente negli individui più giovani e sani.

Aspirina e sanguinamento gastrointestinale: l’inibizione della cicloossigenasi

La medicina naturale ha utilizzato per millenni la corteccia di salice per le sue proprietà analgesiche, antipiretiche e antinfiammatorie. Il primo a sintetizzare l’acido acetilsalicilico è stato un giovane chimico tedesco che lavorava per la Bayer. L’azienda ne ha registrato il fortunato brevetto nel 1899, chiamando il farmaco Aspirina.

Oggi ormai il termine aspirina è diventato sinonimo di acido acetilsalicilico ed è comunemente utilizzato e accettato in pubblicazioni scientifiche e sanitarie.

Oltre che per la sua efficacia nella cura di disturbi molto comuni, come i dolori articolari o la febbre, la popolarità di questo farmaco è certamente dovuta anche alla sua facile disponibilità come medicamento da banco, accessibile cioè senza prescrizione medica.

Come altri farmaci antinfiammatori non steroidei, l’aspirina inibisce la ciclossigenasi, enzima che catalizza la formazione delle prostaglandine, importanti mediatori dell’infiammazione. Inibisce inoltre anche l’aggregazione delle piastrine, perno della sua attività antitrombotica.

D’altra parte però, l’aspirina inibisce anche importanti prostaglandine che proteggono lo stomaco dall’acido cloridrico. Pertanto, le proprietà terapeutiche dell’aspirina si contrappongono al rischio di un effetto collaterale potenzialmente pericoloso per la vita, come l’emorragia gastrointesinale.

Aspirina e sanguinamento gastrointestinale: l’incidenza negli anziani

Il nuovo studio di Suzanne Mahady e colleghi è partito dal presupposto che non vi erano in letteratura dati affidabili sull’incidenza dei sanguinamenti gastrointestinali gravi nelle persone anziane che assumono l’aspirina.

I ricercatori hanno utilizzato i dati dello studio ASPREE (ASPirin in Reducing Events in the Elderly) che ha valutato l’efficacia in prevenzione primaria dell’aspirina, confrontata versus placebo in persone che vivevano in comunità e avevano un’età ≥70 anni. Le caratteristiche cliniche dei pazienti sono state raccolte alla visita basale e annualmente.

L’endpoint dello studio era il sanguinamento gastrointestinale maggiore. Questo evento è stato definito dall’occorrenza di due criteri: un sanguinamento comprovato da documentazione medica e un sanguinamento che ha richiesto il ricovero in ospedale, una trasfusione, un prolungamento del ricovero, un intervento chirurgico o che ha provocato la morte.

Aspirina e sanguinamento gastrointestinale: i PPI non proteggono

Il follow-up mediano dello studio è durato 4,7 anni. Nel corso di questo periodo sono stati registrati 137 sanguinamenti del tratto gastrointestinale superiore. Di questi, 89 sono avvenuti tra i pazienti trattati con aspirina e 48 nel gruppo di controllo (HR 1,87). I sanguinamenti del tratto gastrointestinale inferiore sono stati 127. Settantatré sono avvenuti tra i pazienti in trattamento attivo e 54 nel gruppo di controllo.

Confrontando gli eventi nelle persone di età compresa tra 75 e 79 anni, rispetto a quelle di età ≤74 anni, è stato stimato un maggior rischio di sanguinamento del 60% (HR 1,59). Rischio che è risultato quasi triplicato per le persone di età ≥ 80 anni (HR 2,91).

Dall’analisi è emerso che altri fattori si associavano ad un aumentato rischio di sanguinamento. Tra questi vi erano l’ipertensione, il fumo (HR 2,12) e la malattia renale cronica (HR 1,46). Al contrario, Il diabete e l’assunzione di alcol non sono stati identificati come fattori di rischio significativi.

Il rischio assoluto di sanguinamento a 5 anni era dello 0,25% per un soggetto di 70 anni che non assumeva aspirina e raggiungeva il 5,03% in per un paziente di 80 anni, con fattori di rischio aggiuntivi, che assumeva il farmaco.

Un altro dato molto interessante emerso dall’analisi dei risultati è che l’uso degli inibitori di pompa protonica non era associato a un ridotto rischio di sanguinamento del tratto gastrointestinale superiore.

Aspirina e sanguinamento gastrointestinale: risultati puntuali

I solidi risultati di questo studio lasciano pochi dubbi. L’aspirina può comportare un sostanziale aumento del rischio di sanguinamento gastrointestinale nei pazienti anziani e questo non sembra essere attenuato dall’uso degli inibitori di pompa protonica. Emerge peraltro come l’incremento del rischio di sanguinamento assoluto a cinque anni sia modesto negli individui più giovani e sani.

Come per qualsiasi altro farmaco, prima della sua prescrizione va valutata con attenzione la bilancia tra effetti favorevoli e possibili effetti collaterali, in particolare quando il medicinale è assunto in prevenzione primaria.

Questo studio, coordinato dalla Monash University di Melbourne, ha il pregio di portare dati molto accurati e puntuali sull’incidenza dei sanguinamenti in corso di trattamento con aspirina. Non solo, ha anche il merito di richiamare l’attenzione sui possibili rischi correlati all’uso di questo farmaco, così frequentemente utilizzato, e a volte abusato.

 

Franco Folino

 

Suzanne E Mahady, et al. Major GI bleeding in older persons using aspirin: incidence and risk factors in the ASPREE randomized controlled trial.

 

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