L’evoluzione degli esseri umani: comportamenti complessi e ascendenze lontane

Nelle ultime settimane sono stati pubblicati due interessanti studi dedicati all’evoluzione degli esseri umani. Il primo ha valutato i comportamenti umani complessi nell’entroterra dell’Africa meridionale, il secondo ha confrontato il genoma dei primi Sapiens europei con quello degli antenati neandertaliani e dei discendenti asiatici. Entrambi le ricerche sono state pubblicate sulla rivista Nature con libero accesso.

Un comportamento complesso

Il primo dei due studi riporta la scoperta di comportamenti complessi dei primi esseri umani moderni in un sito nell’entroterra dell’Africa meridionale. La pubblicazione è apparsa recentemente sulla rivista Nature. I risultati sfidano l’opinione dominante secondo cui i comportamenti complessi dell’Homo sapiens sono emersi negli ambienti costieri.

Le prime prove fino ad oggi per l’uso di risorse simboliche – come pigmenti ocra, conchiglie non alimentari e manufatti decorati – da parte degli esseri umani moderni provengono da una varietà di siti costieri in Africa che risalgono a tra 125.000 e 70.000 anni fa.

Jayne Wilkins e colleghi riportano la scoperta di materiale archeologico datato a circa 105.000 anni fa dal Ga-Mohana Hill North Rockshelter, in Sud Africa, nel deserto meridionale del Kalahari, a circa 600 km nell’entroterra. I manufatti includono cristalli di calcite che si pensa siano stati raccolti e portati deliberatamente nel sito e che non hanno uno scopo utilitaristico evidente. Hanno anche trovato frammenti di guscio d’uovo di struzzo, che potrebbero rappresentare i resti di contenitori usati per immagazzinare l’acqua.

Sebbene studi precedenti su antichi siti del Kalahari abbiano indicato la presenza dei primi esseri umani, nessuno ha riportato prove ben datate di comportamenti umani complessi, come la raccolta di oggetti non utilitaristici e l’uso di contenitori. Gli autori suggeriscono che le innovazioni comportamentali degli esseri umani moderni nell’entroterra dell’Africa meridionale sono anch’esse evolute, come quelle delle popolazioni che vivevano vicino alla costa.

Lo studio presentato dall’autore

Nel video di seguito viene presentata una panoramica dei principali risultati dello studio dall’autore principale, il dottor Jayne Wilkins, con foto e riprese video dal campo.

Il patrimonio genetico delle popolazioni umane

Il secondo studio ha scoperto che i primi Sapiens europei hanno contribuito alla formazione del patrimonio genetico delle popolazioni umane successive, in particolare quello degli attuali abitanti dell’Asia orientale. A evidenziarlo è stato un gruppo internazionale di ricercatori guidato da studiosi del National Archaeological Institute with Museum – Bulgarian Academy of Sciences (Bulgaria) e del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Germania).

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, ha visto la partecipazione di Sahra Talamo, professoressa al Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna e direttrice del nuovo laboratorio di radiocarbonio BRAVHO (Bologna Radiocarbon laboratory devoted to Human Evolution).

La grotta di Bacho Kiro

I ricercatori hanno sequenziato i genomi dei più antichi uomini moderni che hanno abitato l’Europa, analizzando i resti umani rinvenuti lo scorso anno in Bulgaria, nella grotta di Bacho Kiro. Gli individui più antichi trovati nella grotta sono stati datati al radiocarbonio, con una precisione altissima, tra 43.000 e 46.000 anni fa, e rappresentano quindi la prima dispersione conosciuta degli esseri umani moderni nelle medie latitudini dell’Eurasia.

Nei genomi sequenziati, inoltre, gli studiosi hanno identificato ampi tratti di DNA dell’Uomo di Neandertal, da cui emerge che questi Sapiens avevano avuto antenati Neandertaliani nel loro albero genealogico, tra 5 e 7 generazioni precedenti. Gli incroci tra Sapiens e Neandertal erano quindi probabilmente molto frequenti quando i primi esseri umani moderni arrivarono in Europa.

In particolare, il gruppo di ricerca ha sequenziato i genomi di cinque individui tra quelli rinvenuti a Bacho Kiro. Di questi, quattro risalgono al periodo più antico – tra 43.000 e 46.000 anni fa – e sono stati trovati insieme a strumenti litici appartenenti alla fase iniziale del Paleolitico superiore, la prima cultura associata agli esseri umani moderni in Eurasia. Il quinto individuo risale invece a circa 35.000 anni fa ed è stato trovato insieme a strumenti litici di un periodo successivo.

I primi Sapiens arrivati in Europa

Fino ad oggi, gli studiosi ritenevano che i primi Sapiens arrivati in Europa nella fase iniziale del Paleolitico superiore si fossero estinti senza contribuire geneticamente agli esseri umani moderni arrivati in seguito. Dal confronto tra i genomi sequenziati e quelli di individui vissuti più tardi in Europa e in Asia, è però emerso che i più antichi individui che abitarono la grotta di Bacho Kiro, o gruppi strettamente legati a loro, hanno in effetti contribuito a formare il nostro patrimonio genetico. Un contributo che si trova in particolare nelle popolazioni americane e dell’Asia orientale, piuttosto che in Europa.

Questi legami con l’Asia, del resto, si possono ritrovare anche negli strumenti litici e negli ornamenti della fase iniziale del Paleolitico superiore trovati nella grotta di Bacho Kiro, che mostrano somiglianze con strumenti e gioielli risalenti allo stesso periodo rinvenuti in una vasta area che dall’Eurasia arriva fino all’attuale Mongolia.

Un gruppo geneticamente distinto

Un altro elemento significativo è emerso poi dal genoma del quinto individuo analizzato, quello risalente a circa 35.000 anni fa. L’analisi genetica ha infatti mostrato che questo Sapiens apparteneva a un gruppo geneticamente distinto dagli altri quattro, che avevano abitato la grotta di Bacho Kiro diecimila anni prima. Un risultato che indica come la storia dell’arrivo degli esseri umani moderni in Europa potrebbe essere stata particolarmente complessa, con diversi gruppi distinti che si sono succeduti sostituendosi uno all’altro.

“Questi risultati sorprendenti sono stati ottenuti anche grazie ai significativi miglioramenti dell’accuratezza della datazione al radiocarbonio e della risoluzione genetica dei resti umani, che hanno portato ad una ricostruzione cronologica più accurata e di conseguenza ad una migliore comprensione delle vicende di queste antiche popolazioni”, spiega la professoressa Sahra Talamo. “Questo lavoro dimostra ancora una volta l’importanza di ottenere una datazione diretta sui resti umani, che ci permette di migliorare in modo significativo la ricostruzione cronologica delle origini della nostra storia”.

Ascendenza neandertaliana

Come abbiamo detto, i ricercatori hanno trovato nei Sapiens di Bacho Kiro ampi tratti di DNA Neandertaliano.

“Gli individui della grotta di Bacho Kiro hanno livelli di ascendenza neandertaliana più alti rispetto a quasi tutti gli altri Sapiens di epoche antiche finora studiati”, dice Mateja Hajdinjak, ricercatore al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology e primo autore dello studio. “In particolare, la maggior parte di questo DNA Neandertaliano è presente in sequenze estremamente lunghe: un dato da cui possiamo ipotizzare che questi individui avevano antenati Neandertaliani tra 5 e 7 generazioni precedenti alla loro”.

Ad oggi sono molto pochi i genomi sequenziati di esseri umani moderni vissuti in Eurasia nello stesso periodo in cui vivevano gli ultimi Neandertal. In quasi tutti quelli analizzati è però emersa la presenza di antenati Neandertaliani recenti.

“Questi risultati suggeriscono che i primi esseri umani moderni arrivati in Eurasia si siano mescolati spesso con i Neandertal”, aggiunge il professor Svante Pääbo del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, che ha coordinato la ricerca genetica. “Tanto che primi gruppi di Sapiens europei potrebbero essere stati del tutto assorbiti dalle popolazioni Neandertaliane residenti, e solo l’arrivo successivo di gruppi umani moderni più numerosi potrebbe aver permesso la loro diffusione in Europa a scapito dei Neandertal”.

 

 

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