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COVID-19: un precedente contatto con un coronavirus protegge dal SARS-CoV-2

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Immagine del coronavirus
This media comes from the Centers for Disease Control and Prevention's Public Health Image Library (PHIL), with identification number #4814.

Il coronavirus non è responsabile solo della malattia COVID-19. Già in passato altri generi di questa famiglia di virus sono stati identificati come responsabili di altre malattie, come il raffreddore, le bronchiti o le polmoniti.

Un nuovo studio, pubblicato recentemente sulla rivista Nature, ha evidenziato che se un soggetto era entrato in contatto in passato con un coronavirus, una nuova infezione con il virus SARS-CoV-2, quello responsabile della malattia COVID-19, induceva una risposta immunitaria più consistente. I ricercatori hanno attribuito questa maggiore reattività al virus SARS-CoV-2 al fatto che il sistema immunitario ricorda le proteine ​​di replicazione virale che sono simili tra i coronavirus.

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In questo nuovo studio sono stati studiati gli operatori sanitari ad alto rischio di esposizione a SARS-CoV-2 e, nonostante i test negativi per l’infezione da SARS-CoV-2 o per la presenza di anticorpi specifici nel siero, hanno mostrato segni di elevata risposta delle cellule T di memoria contro il complesso virale, suggerendo che erano in grado di eliminare rapidamente il SARS-CoV-2.

Questi risultati fanno pensare che le proteine ​​virali tipiche dei coronavirus potrebbero fungere da bersagli per futuri vaccini contro i coronavirus endemici ed emergenti.

Facilitare il rapido controllo di SARS-CoV-2

Ricerche precedenti avevano suggerito che l’esposizione ai coronavirus, di qualsiasi genere, produce cellule T di memoria che potrebbero essere efficaci nell’attenuare una successiva infezione da SARS-CoV-2.

Mala Maini, Leo Swadling e colleghi ipotizzano che le cellule T di memoria preesistenti, in grado di riconoscere le proteine ​​del complesso di replicazione-trascrizione (RTC), una struttura coinvolta nella replicazione virale, potrebbero facilitare il rapido controllo di SARS-CoV-2.

Gli autori hanno studiato 58 operatori sanitari degli ospedali di Londra, Regno Unito, che non sono risultati positivi all’infezione da SARS-CoV-2, nonostante l’alto rischio di esposizione durante la prima ondata di pandemia nel Regno Unito. Hanno confrontato le risposte delle cellule T in questa coorte con quelle degli operatori sanitari abbinati che hanno sviluppato un’infezione da SARS-CoV-2, confermata in laboratorio. Gli individui negativi ai test, che sembravano essere sfuggiti all’infezione, hanno evidenziato risposte delle cellule T più forti, in particolare dirette contro l’RTC, rispetto a quelle degli individui che erano risultati positivi.

Gli autori concludono che la progettazione di vaccini che potrebbero facilitare questa espansione delle cellule T cross-reattive potrebbe offrire protezione contro una serie di coronavirus differenti, endemici o emergenti.

 

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