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Pagare i fumatori per smettere? Potrebbe funzionare

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I metodi per smettere di fumare sono moltissimi e si confrontano quotidianamente con la scarsa motivazione di chi persiste nel vizio, pur in presenza di concrete patologie cardiocircolatorie e polmonari già manifeste. Ma si sa, dipendenza è dipendenza, e la volontà deve essere aiutata. Con tutti i mezzi.

Ecco che così arriva dalla Svizzera una proposta che sembra una semplice provocazione, ma è in realtà un metodo che ha basi concrete e dimostrate.

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Sul Journal of the American College of Cardiology del 23 agosto, appare un lavoro che analizza gli effetti degli incentivi economici nell’indurre la cessazione dal fumo di sigaretta.

Sono stati coinvolti nella sperimentazione 805 fumatori, contattati attraverso annunci pubblicizzati a mezzo  stampa, internet, affissioni nei luoghi di lavoro, ospedali, farmacie, cliniche mediche e dentistiche e via e-mail.

L’attribuzione del finanziamento avveniva in modo randomizzato ed i fortunati che erano assegnati al braccio “trattamento” ricevevano fino a 1500 franchi svizzeri (circa 1370 euro) se cessavano di fumare ed il fatto era confermato da test biochimici. Gli incentivi erano erogati in fasi successive, permanendo la cessazione, fino a sei rate.

I partecipanti di entrambi i gruppi di studio sono stati incoraggiati alla cessazione del fumo anche attraverso un sito web dedicato, che offre schede, forum di discussione, testimonianze e un “allenatore” interattivo che fornisce automaticamente feedback personalizzati. (http://www.stop-tabacco.ch/it/)

L’end point primario era l’astinenza dal fumo tra 6 e 18 mesi, verificata dal dosaggio di monossido di carbonio e dalle misure di cotinina e tiocianato.

L’età media dei partecipanti era di 32 anni e molti di questi erano studenti. Fumavano una media di 16 sigarette al giorno ed erano moderatamente dipendenti (punteggio medio di 4,0 nel Test di Fagerström).

L’ottantasette percento dei partecipanti ha ricevuto almeno un premio e il 48% ha ricevuto tutte le sei ricompense previste.

La  cessazione dal fumo è stata ottenuta nel 9,48% dei soggetti del gruppo con incentivazione e nel 3,71% nel gruppo di controllo.

Questo studio sembra quindi dimostrare come gli incentivi finanziari possano indurre un aumento dei tassi di cessazione dal fumo, che viene mantenuto anche a 12 mesi dal ricevimento del pagamento finale.

Si tratta di risultati interessanti, da non sottovalutare, ma va altresì considerato come lo studio abbia coinvolto soggetti con basso reddito e soprattutto con una dipendenza di grado basso.

Di quanto dovrebbe salire l’incentivo per convincere fumatori incalliti, di vecchia data?

Ci troviamo sul filo del paradosso: lo stato vende le sigarette incassando considerevoli utili e poi dovrebbe pagare i fumatori per smettere. Se s’innescasse un giusto circolo virtuoso, si potrebbe ridurre notevolmente il numero di fumatori, ma allo stesso tempo si ridurrebbe progressivamente l’introito statale.

Quali saranno le motivazioni a prevalere?

 

Cover image Journal of the American College of Cardiology

Etter JF et al. Effects of Large Financial Incentives for Long-Term Smoking Cessation A Randomized Trial. Journal of the American College of Cardiology 2016;68:777-785.

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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