Una pressione diastolica troppo bassa può essere dannosa per il cuore?

Secondo le linee guida della Società Europea di Cardiologia, i valori target di pressione arteriosa dovrebbero essere inferiori a 140/90mmHg. Nei soggetti diabetici questo limite si abbassa ulteriormente a 140/85mmHg. Alcuni studi hanno però proposto valori ben più ridotti per la riduzione del rischio cardiovascolare, in particolare per i valori sistolici. Introdurre una terapia particolarmente intensa per ridurre la pressione sistolica porta però quasi inevitabilmente ad una significativa riduzione anche della pressione diastolica.

Sapendo che il flusso coronarico è prevalentemente diastolico, un gruppo di ricercatori della John Hopkins University di Baltimora ha ipotizzato che in pazienti predisposti, in particolare quelli con ipertrofia ventricolare sinistra o con una cardiopatia coronarica, una riduzione eccessiva della pressione diastolica possa essere controproducente.

Il lavoro, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, ha analizzato in una popolazione di oltre 11.000 soggetti le variazioni di troponina ad alta sensibilità in tre occasioni, nel corso di un follow-up di 21 anni, correlandoli con i valori di pressione arteriosa.

Rispetto alle persone che alla visita basale avevano una pressione diastolica compresa tra 80 e 89 mmHg, l’odds ratio per il riscontro di una troponina ≥ 14 ng/l era 2,2 nei pazienti con una pressione diastolica minore di 60mmHg e di 1,5 in quelli con una pressione compresa tra 60 a 69 mmHg. Il livello critico di pressione diastolica in cui aumentava il valore di troponina è risultato per valori al di sotto dei 65mmHg.

Valori ridotti di pressione diastolica alla visita basale si associavano in modo indipendente anche ad un danno miocardico progressivo.

Infine, una ridotta pressione diastolica si associava ad un incremento di casi di cardiopatia coronarica e ad una più elevata mortalità. Il più alto indice di rischio si evidenziava nelle persone con una pressione diastolica al di sotto dei 60mmHg e con pressione sistolica superiore a 120mmHg, quindi in soggetti con una maggiore pressione differenziale.

In questo studio i pazienti con una pressione diastolica inferiore a 70mmHg sono stati oltre il 40%. In Italia non è usuale trovare pazienti trattati per ipertensione con valori diastolici inferiori ad 80mmHg. Ancor più rari sono quelli con una pressione diastolica inferiore a 70mmHg. D’altra parte, come puntualizzato in precedenza, le stesse linee guida delle società scientifiche stabiliscono valori target decisamente superiori a 60mmHg. Questo studio nasce forse sulla base di atteggiamenti terapeutici tipici del Nord America, probabilmente più aggressivi di quelli europei.

 

Cover image Journal of the American College of Cardiology

 

McEvoy JW eta l. Diastolic Blood Pressure, Subclinical Myocardial Damage, and Cardiac Events Implications for Blood Pressure Control.   Journal of the American College of Cardiology 2016;68:1713-1722.

 

 

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 × uno =