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Crescere in campagna previene asma e riniti

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Che la vita in campagna sia più salutare di quella in città è un fatto su cui tutti concordano. Il pensiero va ad un ambiente meno inquinato, senza traffico e fumi industriali, ma in realtà il vero effetto benefico della vita in un ambiente rurale, almeno per quanto riguarda i polmoni, è legato all’esposizione ai differenti tipi di batteri, virus, funghi e parassiti che lo popolano. Si tratta di quello che gli anglosassoni chiamano “the farm effect”.

Già numerosi studi hanno valutato l’effetto dell’esposizione dei bambini a questo ambiente sullo sviluppo dell’asma o di altre forme di allergia, evidenziando un chiaro effetto protettivo. Ma se passiamo l’infanzia in una casa di campagna cosa succede nella vita adulta? Siamo ancora protetti contro le malattie allergiche? A queste domande cerca di dare risposta un recente lavoro apparso sul numero di marzo della rivista Thorax.

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Lo studio ha utilizzato lo European Community Respiratory Health Survey, il più grande database internazionale sull’asma degli adulti, che raccoglie informazioni anche sulla prima infanzia, sull’esposizione alle coltivazioni e sul luogo di educazione.

Oltre 10.000 partecipanti sono stati considerati nell’analisi. La maggior parte riferiva di aver vissuto in una piccola città o in periferia prima dei cinque anni di età (63,9%). Quelli cresciuti in città erano il 26,9%, mentre solo una minoranza aveva passato l’infanzia in una casa di campagna (9,2%). Ovviamente, la prevalenza di esposizione a cani o gatti durante l’infanzia, o la condivisione della camera da letto con fratelli era più alta in quest’ultimo gruppo, così come una storia familiare di allergia.

I risultati dell’analisi hanno evidenziato che chi era cresciuto in campagna aveva una bassa prevalenza di qualsiasi forma di sensibilizzazione allergica, sintomi nasali o iperreattività bronchiale. La riduzione del rischio di sensibilizzazione atopica rispetto alle persone cresciute in un ambiente cittadino è stata ben evidente (OR 0,46), così come nei confronti dell’iperreattività bronchiale (OR 0,54), dell’asma allergica (OR 0,47) e della rinite atopica (OR 0,43). Chi viveva in piccole città o villaggi ha avuto invece un vantaggio molto limitato.

Passare l’infanzia in campagna ha però fornito vantaggi anche in termini di funzionalità respiratoria. Infatti, le femmine cresciute in campagna hanno evidenziato una FEV1 maggiore di circa di circa 110mL.

Questo studio sembra quindi confermare gli esiti benefici di un’infanzia passata in un ambiente rurale, con effetti che si proiettano fino alla vita adulta, con una riduzione delle malattie allergiche e un miglioramento della funzionalità polmonare.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ci sono tra i 100 e i 150 milioni di persone che soffrono di questa condizione in tutto il mondo e le morti associate circa 180mila ogni anno.  In Italia, si stima che ogni anno circa nove milioni di persone si ammalano di allergie respiratorie derivanti dalla presenza di pollini nell’aria. In questi ultimi decenni abbiamo peraltro assistito ad un sostanziale incremento delle persone asmatiche, che nell’Europa occidentale sarebbe addirittura raddoppiato in dieci anni. Negli Stati Uniti, secondo l’OMS, il numero di asmatici è aumentato del 60% dall’inizio degli anni ’80 mentre sono raddoppiati i morti, che ora sono circa 5.000 l’anno.

Varie ipotesi sono state avanzate per spiegare questo incremento. Secondo l’Oms sembra quasi sicuramente essere correlato a fenomeni di urbanizzazione, con la tendenza a vivere gran parte del tempo in ambienti chiusi, con poca circolazione di aria, più esposti alla polvere e agli acari, e in situazioni urbane con un elevato tasso di inquinamento. Ipotesi che trova basi scientifiche consistenti nei risultati dello studio che vi abbiamo presentato.

 

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Campbell B, et al. The effects of growing up on a farm on adult lung function and allergic phenotypes: an international population-based study. Thorax 2017;72:236–244.

 

 

 

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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