Alimenti salutari e dannosi. Qual è il loro reale effetto sulla mortalità?

Siamo quotidianamente sommersi da informazioni che indicano quali cibi sono consigliati e quali sconsigliati in una dieta sana. Frutta, verdura, creali, grassi saturi, insaturi, sono tutti proposti come elisir di lunga vita o insidiosi veleni. A volte le notizie buone si accavallano con le cattive. Così i cereali integrali sono consigliati per prevenire il tumore del colon, ma al tempo stesso, contenendo ossalati, vengono indicati come possibile causa di calcolosi renale. Un turbinio di pro e contro che possono spesso confondere le idee e soprattutto lasciano pochi dati concreti sui reali effetti dannosi di specifici alimenti.

A fare chiarezza sull’argomento arriva un vasto studio condotto sulla popolazione statunitense, pubblicato sul JAMA, che ha valutato le morti da cause cardiometaboliche (malattie cardiache, ictus e diabete tipo 2) attribuibili a 10 fattori alimentari: frutta, vegetali, noci, farina integrale, carni rosse, carni lavorate, bevande con zuccheri, grassi polinsaturi, omega-3 del pesce e sodio.

L’analisi dei dati produce un primo dato davvero rilevante: considerando la combinazione dei 10 fattori dietetici valutati, 318 656 morti nell’anno 2012 possono essere attribuite alla dieta, vale a dire circa il 45% di tutte le morti per cause cardiometaboliche.

Tra i singoli fattori considerati, quello a cui sono state attribuite più morti è il sodio. A livelli elevati di questo elemento sono state attribuite il 9.5% di tutte le morti per cause cardiometaboliche. Seguono come pericolosità, un basso introito di noci, un elevato consumo di carni lavorate, un basso introito di omega-3, un basso introito di verdure, un basso introito di frutta e un elevato consumo di bevande zuccherate. Contrariamente a quanto si poteva supporre, la minore responsabilità per i decessi da cause cardiometaboliche è stata attribuita ad un basso introito di grassi polinsaturi (2,3%) e a un elevato consumo di carni rosse (0,4%).

In particolare si è visto che le morti per cardiopatia coronarica sono state principalmente attribuibili a un basso consumo di noci (14,7% dei decessi), a un basso consumo di omega-3 (14,7%) e a un alto consumo di carni lavorate (12,3%). Al contrario gli ictus sono risultati principalmente attribuiti ad un basso consumo di frutta (22,4%), a un basso consumo di verdure (21,9%) e a un elevato introito di sodio (10,7%).

La mortalità cardiometabolica associata a fattori dietetici è risultata più elevata negli uomini rispetto alle donne. Fatto che viene attribuito alle più lascive abitudini alimentari di questi ultimi. Negli uomini, i principali fattori dietetici associati con le morti cardiometaboliche sono stati le carni lavorate, l’eccesso di sodio e di bevande zuccherate. Nelle donne, sono risultati l’eccesso di sodio, il basso consumo di noci e di verdure.

Anche se le abitudini alimentari europee sono considerate generalmente più salubri, rispetto a quelle del continente nordamericano, le indicazioni che emergono da questo studio sono estremamente interessanti e pongono in primo piano la vasta quantità di decessi attribuibili a cause cardiometaboliche dovute a fattori alimentari. L’analisi di specifici componenti della dieta, evidenzia come un eccessivo introito di sodio rappresenti la principale causa per la mortalità considerata, in particolare nella donna. Sempre con riguardo a queste specifiche cause di morte, vengono invece rivalutate le carni rosse, che sembrano, almeno in questo campo, non troppo pericolose. Altro elemento interessate che emerge dallo studio è l’importante ruolo rivestito dal consumo di noci e affini, che con le loro proprietà antiossidanti svolgono un’importante funzione protettiva.

 

JAMA

 

Micha R, et al. Association Between Dietary Factors and Mortality From Heart Disease, Stroke, and Type 2 Diabetes in the United States. JAMA. 2017;317(9):912-924.

 

 

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