Expert focus: la risonanza magnetica nei portatori di device. Intervista con il Dr. Robert Russo

Per molto tempo la risonanza magnetica è stata preclusa ai portatori di pacemaker o defibrillatori impiantabili. Le ragioni principali che controindicavano l’esame erano principalmente due: il possibile danneggiamento dei circuiti elettronici dei dispositivi da parte dell’intenso campo magnetico cui erano esposti, con malfunzionamenti o perdita dei parametri programmati; il surriscaldamento dei cateteri, indotto da micro correnti, generate dall’esposizione al campo magnetico delle spirali metalliche che costituiscono il catetere stesso, e che possono causare lesioni termiche al miocardio e alterazioni delle proprietà di stimolazione dei dispositivi.

Da molti anni sono però disponibili dispositivi e cateteri che sono stati progettati per essere esposti con sicurezza al campo magnetico dei sistemi diagnostici di risonanza, superando così questi inconvenienti.

Un recente studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha voluto determinare la frequenza degli eventi clinici cardiaci e i cambiamenti delle impostazioni, in portatori di dispositivi non “MRI-conditional” che erano sottoposti a risonanza magnetica non toracica, con un campo di 1,5 tesla.

Sono stati valutati 1000 pacemaker e 500 ICD. Prima di essere sottoposti a risonanza magnetica i pacemaker sono stati riprogrammati per funzionare in modo asincrono, e nei defibrillatori sono state disattivate le terapie.

Non sono stati registrati decessi, alterazioni dei cateteri o perdite di cattura durante l’esame. In quattro pazienti, durante o immediatamente dopo la risonanza magnetica, è comparsa una fibrillazione atriale e in due flutter atriale. Cinque di questi pazienti avevano una storia di fibrillazione atriale parossistica. Non sono state registrate aritmie ventricolari.

Questo studio dimostra quindi che anche in soggetti portatori di dispositivi di stimolazione può essere eseguita una risonanza magnetica non toracica con sicurezza. La riprogrammazione pre-esposizione resta un passaggio fondamentale, così come la valutazione successiva all’esame. La perdita di programmazione dei dispositivi si è verificata in un numero molto limitato di casi e non ha determinato eventi avversi clinici.

 

Russo RJ, et al. Assessing the Risks Associated with MRI in Patients with a Pacemaker or Defibrillator. N Engl J Med 2017;376:755-64.

 

Per parlare dei risultati di questo studio e più in generale di questo argomento, abbiamo intervistato il primo autore dello studio, il Dr. Robert J. Russo dello Scripps Research Institute, La Jolla Cardiovascular Research Institute, University of California, San Diego.

 

 

 

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