Home Chirurgia Inibitori di pompa protonica e ASA insieme, per prevenire l’adenocarcinoma esofageo

Inibitori di pompa protonica e ASA insieme, per prevenire l’adenocarcinoma esofageo

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Nei paesi occidentali i casi di adenocarcinoma esofageo stanno rapidamente aumentando. Questo tumore viene diagnosticato spesso in ritardo, quando la malattia è ormai metastatica, e ha così una prognosi molto severa. L’esofago di Barrett è una condizione acquisita per cui la mucosa squamosa dell’esofago inferiore viene sostituita dall’epitelio colonnare, a causa di un reflusso gastro-esofageo cronico. Questa condizione è riconosciuta come il precursore per eccellenza dell’adenocarcinoma esofageo.

Contrastare il reflusso gastroesofageo è un importante passo per la prevenzione dell’esofago di Barret e quindi del carcinoma esofageo. I farmaci più impiegati in questo campo sono certamente gli inibitori di pompa protonica (PPI), che riducono direttamente l’acidità gastrica. Questi stessi farmaci possono però esercitare effetti favorevoli anche dopo che si è sviluppato un esofago di Barrett, riducendo l’espressione della cicloossigenasi-2, e proteggendo così dalla progressione neoplastica della malattia.

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La cicloossigenasi-2, conosciuta anche come prostaglandina-endoperossido sintasi 2, è una delle forme isoenzimatiche della prostaglandina-endoperossido sintasi e converte l’acido arachidonico nella prostaglandina endoperossido H2. Questo tipo di cicloossigenasi sono salite alla ribalta da quando sono divenute l’obbiettivo dei farmaci antinfiammatori non steroidei, e in particolare degli inibitori selettivi delle COX-2, i coxib.

Restando tra i farmaci antiinfiammatori, esistono alcune evidenze che sembrano indicare che anche l’acido acetilsalicilico (ASA) sia in grado di ridurre il rischio di adenocarcinoma esofageo.

Per questo, un gruppo di ricercatori del Regno Unito e del Canada hanno voluto confermare questo riscontro, valutando gli effetti di una terapia combinata con PPI e aspirina sulla mortalità dei pazienti con questa malattia.

Le combinazioni di terapie utilizzate sono state quattro: alte dosi di PPI (40mg/die) e ASA (300 mg/die per il Regno Unito, 325 mg/die per il Canada), basse dosi di PPI (20mg/die) e ASA, alte e basse dosi di PPI da sole.

L’endpoint principale dello studio era un composito del tempo a: mortalità per qualsiasi causa, adenocarcinoma esofageo, displasia esofagea di alto grado.

Sono stati valutati complessivamente circa 2.500 pazienti, nel corso di un follow-up mediano di 8 anni. Il trattamento con PPI ad alte dosi si è dimostrato superiore a quello a basse dosi, mentre l’aggiunta dell’ASA non è risultata indurre miglioramenti significativi. Se però venivano esclusi dall’analisi i pazienti che utilizzavano farmaci antinfiammatori non steroidei, i risultati clinici erano migliori nei pazienti che assumevano l’ASA rispetto a quelli che non la utilizzavano.

Gli effetti migliori nei confronti dell’endpoint considerato si sono visti con la combinazione di PPI ad alte dosi con aspirina.

Si tratta di risultati incoraggianti, che sembrano confermare come l’appropriata associazione di farmaci antisecretori e di un farmaco antinfiammatorio sia in grado di migliorare la prognosi dei pazienti con esofago di Barret.

 

Cover image volume 392, Issue 10144

 

Janusz A Z Jankowski, et al. Esomeprazole and aspirin in Barrett’s oesophagus (AspECT): a randomised factorial trial. The Lancet. Published:26 July 2018.

 

 

 

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