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Gotta: il canakinumab per la prevenzione delle crisi dolorose

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La somministrazione trimestrale di canakinumab, un bloccante dell’interleuchina-1β, è risultata associata a un rischio significativamente ridotto di attacchi di gotta senza alcun cambiamento nei livelli di acido urico sierico. Tuttavia, gli autori sottolineano che l’alto costo dei farmaci potrebbe essere un problema. I risultati di un’analisi secondaria di uno studio controllato randomizzato sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine.

La gotta

La gotta è l’artrite infiammatoria più comune negli adulti e la sua prevalenza è aumentata notevolmente negli ultimi decenni. Esistono terapie efficaci per gli attacchi di gotta acuta e la prevenzione a lungo termine si è concentrata sulla riduzione delle concentrazioni di acido urico. Nessun dato supporta la prevenzione a lungo termine degli attacchi di gotta con agenti che non mirano all’abbassamento della di questa componente serica. Gli studi hanno dimostrato che gli inibitori dell’interleuchina-1B possono ridurre gli attacchi di gotta, ma non è chiaro se possano prevenirli.

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Lo studio

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston, hanno condotto un’analisi post hoc dei dati del CANTOS (Canakinumab Antiinflammatory Thrombosis Outcome Study) per esaminare la relazione tra canakinumab, concentrazione ematica di acido urico e l’incidenza degli attacchi di gotta. I tassi di attacchi di gotta sono stati confrontati tra pazienti con diverse concentrazioni basali di acido urico e in diversi gruppi di intervento, in uno studio randomizzato e controllato.

I ricercatori hanno dimostrato che il canakinumab era associato a un rischio ridotto di incidenza degli attacchi di gotta di circa il 50% a tre diverse dosi, con somministrazione trimestrale, senza alterare le concentrazioni di acido urico. Canakinumab ha anche evidenziato l’ulteriore vantaggio di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, una comorbidità ben nota nei pazienti con gotta.

Secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che in futuro, canakinumab, se fosse disponibile a un prezzo inferiore, o altri inibitori dell’interleuchina-1β, potrebbe essere considerata un’opzione terapeutica praticabile per i pazienti con gotta refrattaria, a rischio di eventi cardiovascolari.

 

 

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