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Dickinsonia: probabilmente il primo animale che ha popolato la terra, 558 milioni di anni fa

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Dickinsonia Costata. Verisimilus at English Wikipedia.

La Dickinsonia è un fossile di origine marina di forma tipicamente ovale e simmetrica che può superare il metro di grandezza. I suoi resti sono stati rinvenuti esclusivamente in terreni del periodo Ediacarano (circa 550 milioni di anni fa), principalmente in Australia.

C’è molta incertezza su cosa fosse in realtà questa forma di vita. Da alcuni viene ritenuto un animale, ma altri scienziati suppongono si tratti di un rappresentante di un tipo di funghi, di licheni terrestri, di grandi organismi unicellulari o addirittura forme di vita appartenenti a un regno estinto.

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Il colesterolo cellulare: una caratteristica degli animali

A favore della prima ipotesi vi è però il ritrovamento di molecole di colesterolo al suo interno. Un marcatore specifico delle cellule animali. Dato il loro periodo di presenza sulla terra, potrebbero così essere uno dei primi animali che hanno popolato il nostro pianeta, tra 571 milioni e 541 milioni di anni fa. Certamente può comunque fornire importanti informazioni sull’origine degli animali sulla Terra.

Alcuni fossili attribuiti a Dickinsonia sembrano persino preservare l’anatomia interna. Alcune strutture identificate potrebbero rappresentare il tubo digerente dell’organismo.

La presenza di colesterolo è stata recentemente confermata in uno studio, pubblicato sulla rivista Science, che ha studiando biomarcatori estratti da Dickinsonia conservata organicamente.

Gli idrocarburi sono i fossili molecolari dei lipidi e di altri composti biologici. Racchiusi nella roccia sedimentaria, questi biomarcatori possono conservare informazioni sulle loro origini biologiche per centinaia di milioni di anni.

I campioni per la ricerca sono stati raccolti nella regione del Mar Bianco, in Russia, e analizzati con gas cromatografia-spettrometria di massa.

I biomarcatori rilevati

I biomarcatori estratti dai più grandi campioni di Dickinsonia hanno evidenziato steroli monoaromatici che comprendevano al 93% componenti del colesterolo, all’1,8% ergosteroli e al 5,2% stigmasteroli.

I valori dei composti del colesterolo rilevati nei fossili erano così elevati, da corrispondere a quantità tipicamente generate dall’attività microbica anaerobica, come quella che avviene nella decomposizione delle carcasse di animali.

Attraverso il campionamento delle aree circostanti, gli sperimentatori hanno inoltre escluso la possibilità di contaminazione da parte dell’ambiente limitrofo, confermando la specificità della scoperta.

D’altro canto, si è visto come la Dickinsonia non contenga o contenga al massimo lo 0,23% di ergosterolo, componente fondamentale della membrana cellulare dei miceti, consentendo così di escludere che possa trattarsi di un lichene.

I risultati forniti dallo studio permettono anche di escludere che si tratti di un organismo di tipo unicellulare, ed in particolare di una forma di protisti. Infatti, composti come gli steroidi C30, erano addirittura inferiori al limite di rilevazione, rendendo estremamente improbabile si tratti di un protozoo.

Queste ed altre rilevazioni dell’esperimento consentono di affermare con certezza che la Dickinsonia appartiene al regno animale. Il più antico animale conosciuto. Gli autori lo datano a 558 milioni di anni fa e lo considerano il preludio all’esplosione cambriana della vita animale.

 

Franco Folino

 

Ilya Bobrovskiy, et al. Ancient steroids establish the Ediacaran fossil Dickinsonia as one of the earliest animals. Science 361, 1246–1249 (2018).

 

Guarda questo video in cui uno degli autori, il Prof. Jochen J. Brocks, della Research School of Earth Sciences, Australian National University, di Canberra, parla della Dickinsonia.

 

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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