Se fa freddo e c’è molto vento si rischia di più l’infarto

Chi ha consultato gli splendidi libri pubblicati dal dottor Frank Netter, ricorderà certamente un’immagine sinottica che riassumeva a colpo d’occhio alcuni dei più importanti fattori scatenanti per l’angina pectoris: sforzo fisico, freddo, periodo post-prandiale. Nel disegno è rappresentato un signore che si porta la mano al petto. Sta uscendo dal ristorante con una valigia, salendo alcuni scalini. Il paesaggio è prettamente invernale, con neve e un vento teso che solleva la sua sciarpa.

Queste condizioni sembrano anche favorire l’insorgenza dell’infarto miocardico. La dimostrazione arriva da un recente studio, pubblicato sulla rivista JAMA Cardiology, che sembra confermare in modo inequivocabile come le basse temperature, una bassa pressione atmosferica e un vento forte si associano ad una sua maggiore incidenza.

Condizioni climatiche e salute

L’impatto del clima sulla salute umana è stato considerato per molto tempo come una semplice superstizione. Le conferme delle relazioni esistenti tra clima e salute sono però arrivate sempre più numerose, aprendo la strada la strada ad una nuova scienza: la bioclimatologia.

Le dimostrazioni più importanti sono giunte dallo studio degli eventi meteorologici estremi, così come dalle correlazioni con l’inquinamento atmosferico. A causa dei cambiamenti climatici e di altri fattori, i modelli di inquinamento atmosferico stanno cambiando in diverse aree urbanizzate del mondo, con un effetto significativo sulla salute sia autonomamente che sinergicamente alle condizioni meteorologiche.

Gli scenari climatici mostrano come l’Europa sia una delle regioni più vulnerabili. Gli studi condotti in questa regione hanno dimostrato un effetto sinergico tra inquinamento atmosferico e alte temperature.

Anche i modelli allergenici stanno cambiando in risposta ai cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico, modificando il potenziale delle sostanze in grado di scatenare reazioni immuno-mediate.

I meccanismi responsabili di queste interazioni non sono ben noti, ma gli effetti sulla salute sono molto vasti e coinvolgono sistema cardiovascolare, respiratorio e non solo.

Cosa ancora più importante, è che questa relazione tra salute e clima è stata osservata in tutte le parti del mondo, dall’Asia alle Americhe, dall’Europa all’Africa. Segno che queste due componenti interagiscono indipendentemente dalle influenze etniche e da quelle ambientali locali.

Lo studio

A quanto pare però, anche semplici variazioni dei principali parametri meteorologici, quali pressione atmosferica, vento e temperatura, possono essere correlati all’insorgere di malattie.

A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori svedesi, che hanno analizzato i dati di oltre 270.000 individui con un’età media di 72 anni.

Questo studio prospettico ha utilizzato i dati dell’Istituto meteorologico e idrologico svedese e quelli provenienti dal registro sanitario nazionale SWEDEHEART (Swedish Web-System for Enhancement and Development of Evidence-Based Care in Heart Disease Evaluated According to Recommended Therapies).

Sono stati considerati nell’analisi la temperatura media, minima e massima, la velocità del vento, le ore di luce, la pressione atmosferica, l’umidità dell’aria, le precipitazioni nevose e piovose, e il cambiamento della temperatura dell’aria.

L’infarto è più probabile se fa freddo

L’incidenza di infarto miocardico è risultata aumentata quando era più bassa la temperatura e la pressione atmosferica. Inoltre, questo evento era più frequente con vento forte e nei periodi con il minor numero di ore di luce.

Tra tutti questi parametri, quello che ha evidenziato la correlazione maggiore è stata la temperatura dell’aria. Un aumento di 7,4 °C è stato associato a una riduzione del 2,8% del rischio di infarto miocardico.

A complicare l’interpretazione dei risultati vi è però il fatto che l’associazione tra temperatura e rischio di infarto nei mesi più freddi (gennaio-marzo) si è dimostrata addirittura inversa, con un’associazione positiva tra aumento della temperatura dell’aria e infarto miocardico. Gli autori spiegano questo riscontro con l’aumento dei tassi di NSTEMI.

Nella stagione più mite, in particolare tra luglio e settembre, è stata osservata la più sensibile associazione tra temperatura e infarto. Più precisamente è stata registrata una riduzione del 9,5% di STEMI per un aumento di temperatura di soli 3,1°C.

Più attenzione nei soggetti a rischio

Questo vasto studio ha quindi dimostrato una significativa correlazione tra variabili climatiche e incidenza di infarto miocardico.

Anche in questo caso i meccanismi responsabili del fenomeno sono ben lontani dall’essere chiariti e sottendono probabilmente a vie fisiopatologiche multiple.

Evidentemente questi risultati andranno considerati con attenzione quando si indirizzano programmi di prevenzione nei confronti dell’infarto miocardico, in particolare nelle persone ad alto rischio.

 

Franco Folino

 

Moman A. Mohammad, et al. Association of Weather With Day-to-Day Incidence of Myocardial Infarction A SWEDEHEART Nationwide Observational Study. JAMA Cardiol. Published online October 24, 2018.

 

 

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