Un dispositivo che fora il setto interatriale, per il trattamento dello scompenso cardiaco

Uno shunt interatriale creato artificialmente con un dispositivo impiantato per via percutanea, è in grado di indurre miglioramenti dello stato clinico e funzionale, in pazienti con scompenso cardiaco e frazione di eiezione ridotta e conservata.

Sono questi i risultati di uno studio pubblicato online lo scorso 1° novembre sulla rivista JACC: Cardiovascular Interventions.

Scompenso cardiaco e shunt interatriale

Lo scompenso cardiaco con frazione di eiezione conservata è una sindrome clinica complessa, alla cui patogenesi contribuiscono differenti fattori.

Un aumento della pressione atriale sinistra è una caratteristica comune di questa sindrome e una causa centrale per i sintomi debilitanti. Dispnea, intolleranza all’esercizio fisico e affaticamento sono i sintomi caratteristici e sono in gran parte attribuibili a una elevata pressione venosa polmonare a riposo o durante esercizio.

Sulla base dell’esperienza clinica con shunt interatriali naturali, è stato ipotizzato che la creazione artificiale di un simile shunt sinistro-destro, possa consentire la decompressione dell’atrio sinistro. Grazie a questo approccio non farmacologico, che non compromette il riempimento ventricolare sinistro o la gittata cardiaca, sarebbe così possibile alleviare i sintomi dei pazienti.

La storia naturale del difetto del setto atriale congenito suggerisce inoltre che piccoli shunt atriali non hanno un impatto a lungo termine sulla funzione cardiaca.

Negli ultimi anni alcuni studi hanno sperimentato questo trattamento, con l’utilizzo di differenti dispositivi, ottenendo risultati promettenti (vedi articolo in altra parte del giornale).

Lo studio

Questo nuovo studio ha valutato la fattibilità, la sicurezza e l’efficacia di un dispositivo posizionato nel setto interatriale per il trattamento dell’insufficienza cardiaca. I 38 pazienti reclutati erano ad alto rischio, in classe funzionale III o IV della New York Heart Association, avevano una frazione di eiezione ridotta (30) o conservata (8) e un’età media di 66 anni.

Il dispositivo, impiantato mediante cateterizzazione transettale, era a forma di clessidra e conteneva una valvola bioprotesica a una via.

L’unico evento avverso periprocedurale registrato è stato un caso di tamponamento cardiaco.

I risultati hanno evidenziato come a 3 e 12 mesi ci siano stati miglioramenti nella classe funzionale, nella qualità della vita e nel test del cammino dei 6 minuti.

A 3 mesi tutti i dispositivi erano ancora pervi, ma a 12 mesi il 14% era occluso e il 36% stenotico.

I pazienti con shunt ben aperti hanno evidenziato tassi inferiori per la mortalità a lungo termine, il posizionamento di dispositivi di assistenza ventricolare o il trapianto cardiaco e l’ospedalizzazione per scompenso cardiaco. In questi soggetti è stata inoltre documentata a 12 mesi una riduzione della pressione polmonare di incuneamento (da 23 mmHg a 18mmHg).

Dispositivi da perfezionare

Lo shunt interatriale artificiale, realizzato con questo nuovo apparato, sembra essere sicuro ed efficace per il trattamento dello scompenso cardiaco, sia con frazione di eiezione ridotta sia conservata.

Il dispositivo utilizzato ha il vantaggio, rispetto ad altri, di consentire uno shunt unidirezionale, grazie all’apparato valvolare connesso. È però evidente che sarà necessario un suo perfezionamento, al fine di evitarne il malfunzionamento per fenomeni stenotici o occlusivi.

 

Franco Folino

 

 

JosepRodés-Cabau, et al. Interatrial Shunting for Heart Failure: Early and Late Results From the First-in-Human Experience With the V-Wave System. JACC: Cardiovascular Interventions, Available online 1 November 2018.

 

 

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