Prevenire le trombosi nei pazienti neoplastici: risultati positivi per apixaban

Se lo studio CASSINI, di cui vi abbiamo presentato i risultati in un precedente articolo, ha fornito risultati deludenti sull’utilizzo di rivaroxaban per la prevenzione tromboembolica nei pazienti con neoplasia in fase attiva, di tutt’altro tenore sono i risultati ottenuti dallo studio AVERT, in una simile popolazione di pazienti.

Anche quest’ultima ricerca è stata pubblicata sul New England Journal of Medicine, proprio nello stesso giorno in cui veniva pubblicato lo studio CASSINI.

Lo studio AVERT

Lo studio AVERT ha valutato l’efficacia e la sicurezza di apixaban, somministrato alla dose di 2,5 mg, due volte al giorno, per la tromboprofilassi di pazienti con cancro. Esattamente come nello studio CASSINI, i pazienti avevano un rischio medio-alto di tromboembolia venosa, stabilito da un punteggio di Khorana ≥2.

Al braccio di trattamento attivo è stato affiancato, in modo randomizzato un gruppo di pazienti di controllo trattati con placebo.

I tipi più comuni di cancro della popolazione studiata erano ginecologici (25,8%), linfomi (25,3%) e pancreatici (13,6%).

L’outcome primario di efficacia era il tromboembolismo venoso, oggettivamente documentato, nel corso di un periodo di follow-up di 180 giorni. Per quanto riguarda la sicurezza, sono stati valutati gli episodi rilevanti di sanguinamento.

Una riduzione significativa degli eventi tromboembolici

Un episodio di tromboembolismo venoso si è verificato nel 4,2% dei pazienti trattati con apixaban e nel 10,2% di quelli inclusi nel gruppo di controllo (HR 0,41). Nell’analisi intention-to-treat modificata, il sanguinamento maggiore si è verificato nel 3,5% dei pazienti del gruppo apixaban e nell’1,8% di quelli di controllo (HR 2). Durante il periodo di trattamento, un sanguinamento maggiore si è verificato con un’incidenza del 2,1% nel gruppo apixaban e dell’1,1% nel gruppo placebo (HR 1,89).

Risultati incoraggianti

Al contrario dello studio CASSINI, lo studio AVERT ha dimostrato il successo di un trattamento con apixaban nella prevenzione degli eventi tromboembolici dei pazienti neoplastici. L’incidenza di episodi di sanguinamento, com’era da attendersi, è stata pressoché doppia nei pazienti in trattamento attivo, ma il marcato effetto protettivo bilancia ampiamente il maggiore rischio emorragico.

Perché risultati così differenti nei due trial?

Anche se non possono essere escluse, è difficile pensare a differenze legate alle specifiche molecole di anticoagulante utilizzato. Si tratta di farmaci che condividono lo stesso meccanismo d’azione, e che in passato hanno mostrato una simile efficacia nella prevenzione degli eventi tromboembolici, anche se in popolazioni differenti.

L’elemento maggiormente distintivo tra i due trial è il tasso di abbandono del trattamento. Questo è stato infatti particolarmente elevato nello studio CASSINI, dove il 47% dei pazienti ha interrotto la cura. Fatto che può aver penalizzato in modo sensibile l’analisi intention-to-treat sviluppata nell’analisi dei risultati. Al contrario, nello studio AVERT Il tasso di aderenza al regime con apixaban era molto alto, all’83,6%.

È facile supporre che presto arriveranno altre sperimentazioni in questo campo, per portare ad una definitiva consacrazione gli anticoagulanti diretti anche nella prevenzione degli eventi tromboembolici dei pazienti neoplastici.

 

Franco Folino

 

Marc Carrier, et al. Apixaban to Prevent Venous Thromboembolism in Patients with Cancer. N Engl J Med 2019; 380:711-719.

 

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