Arresto cardiaco extraospedaliero: l’importanza dell’intervento dei passanti

Nel 2016 l’arresto cardiaco extraospedaliero è stata la terza causa principale di “perdita di salute dovuta a malattia” negli Stati Uniti dopo la cardiopatia ischemica e il dolore lombare/cervicale. Questo dato emerge da una ricerca pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes.

Questo studio è il primo a stimare gli anni di vita aggiustati per la disabilità (DALY) – ovvero la somma degli anni di vita persi prematuramente e degli anni vissuti con disabilità a causa di una malattia – tra coloro che hanno avuto un arresto cardiaco extraospedaliero non traumatico negli Stati Uniti.

Il registro CARES

Utilizzando il Cardiac Arrest Registry to Enhance Survival (CARES), i ricercatori hanno esaminato 59.752 casi di arresto cardiaco extra-ospedaliero negli adulti, non traumatico, trattato dal EMS (Emergency Medical Services) dal 2016.

La terza principale causa di perdita di salute

Le percentuali di anni di vita aggiustate per la disabilità per arresto cardiaco extraospedaliero sono state 1.347 per 100.000 individui, classificandola come la terza principale causa di perdita di salute a causa di malattia negli Stati Uniti, dopo la cardiopatia ischemica (2.447) e il dolore lombare e cervicale (1.565).

Le persone che hanno avuto un arresto cardiaco fuori dall’ospedale hanno perso in media 20,1 anni di vita.

A livello nazionale, ciò ha comportato la perdita di 4,3 milioni di anni di vita in buona salute, pari al 4,5% del totale di DALY nel paese.

I ricercatori hanno anche misurato gli effetti dell’intervento dei passanti, con manovre di rianimazione (CPR) e attraverso l’uso del defibrillatore automatico esterno (AED) sul carico di malattia legato all’arresto cardiaco.

L’importanza dell’intervento dei passanti

La sopravvivenza alla dimissione ospedaliera era più alta per coloro che ricevevano CPR dai passanti rispetto a quelli che non lo facevano (21,5 per cento contro 12,9 per cento). La sola CPR praticata dai passanti è stata associata a 25.317 anni di vita in buona salute salvati. La CPR associata alla defibrillazione con AED è stata associata a 35.407 anni di vita in buona salute salvati.

I ricercatori hanno notato che le donne tendevano ad avere valori DALY più elevati rispetto agli uomini, così come i caucasici rispetto agli afroamericani. Inoltre, la razza ispanica era associata a un più alto DALY rispetto ai caucasici.

Gli arresti cardiaci che avvengono fuori dall’ospedale

“Molti arresti cardiaci avvengono fuori dall’ospedale, e i nostri risultati mostrano che gli interventi degli astanti riducono la morte e l’invalidità, sottolineando l’importanza dell’istruzione alle CPR e all’uso degli AED alle popolazioni”, ha detto Ryan A. Coute, DO, autore principale e medico di emergenza residente presso l’Università di Alabama a Birmingham.

I ricercatori sperano che questo studio possa aiutare a focalizzare le politiche di salute pubblica, le risorse e la ricerca futura sulla scienza della rianimazione.

“L’arresto cardiaco è unico perché la sopravvivenza dipende dalla risposta tempestiva degli astanti, dall’intervento delle squadre mediche, dal personale dei dipartimenti di emergenza”, ha detto Coute. “Speriamo che i risultati del nostro studio forniscano l’opportunità per sottolineare il fatto che arresto cardiaco e infarto non sono sinonimi”.

 

 

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