Insufficienza cardiaca: migliora la mortalità se i medici seguono le linee guida

Se i medici trattano i loro pazienti con scompenso cardiaco seguendo le raccomandazioni delle linee guida possono ottenere migliori risultati sul piano clinico. Sono queste le conclusioni di un recente studio, pubblicato sullo European Journal of Heart Failure, che ha valutato gli esiti clinici nel medio termine, in pazienti con frazione di eiezione ridotta.

L’aderenza alle linee guida sullo scompenso cardiaco

L’insufficienza cardiaca è un grave problema di salute pubblica. Nonostante la diminuzione della mortalità e della morbilità della maggior parte delle malattie cardiovascolari, la prevalenza dell’insufficienza cardiaca è aumentata a livello mondiale, mentre l’incidenza si è stabilizzata. L’American Heart Association stima che la prevalenza di questa condizione aumenterà del 46% dal 2012 al 2030.

Data la complessità della malattia le linee guida sono fondamentali e servono da riferimento per i medici per fornire cure basate sull’evidenza. Tuttavia, studi e sondaggi hanno dimostrato che la reale adozione delle linee guida da parte dei medici rimane lenta, incoerente e altamente variabile. Avviene così che i pazienti con insufficienza cardiaca non ricevono una terapia farmacologica appropriata e possono ricevere l’indicazione all’impianto di un dispositivo di resincronizzazione senza una precedente ottimizzazione della terapia medica. Incrementare l’aderenza alle linee guida è quindi estremamente importante per migliorare la morbilità, la mortalità e la qualità della vita dei pazienti con scompenso cardiaco.

Il registro QUALIFY

In questo nuovo studio vengono presentati i risultati del registro QUALIFY, in un’analisi condotta a 18 mesi di follow-up per oltre 6.000 pazienti con scompenso cardiaco e frazione di eiezione ridotta.

L’aderenza alle linee guida è stata misurata come variabile continua ed è stata valutata per cinque classi di farmaci e dosaggi raccomandati per l’insufficienza cardiaca.

La maggior parte dei decessi è stata cardiovascolare (228/394) e correlata all’insufficienza cardiaca (191/394). Lo stesso è avvenuto per le ospedalizzazioni non pianificate (1.175 ricoveri per cause cardiovascolari e 861 per insufficienza cardiaca, su un totale di 1.541).

Le morti per cause cardiovascolari o per insufficienza cardiaca erano significativamente associate all’aderenza del medico alle linee guida. Nell’analisi multivariata, la morte per insufficienza cardiaca è stata associata al livello di aderenza alle linee guida (SHR 0,93) così come il composito di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca o morte cardiovascolare (SHR 0,97).

Al contrario, i ricoveri per qualsiasi causa, per malattie cardiovascolari o insufficienza cardiaca non hanno evidenziato correlazioni significative con la non aderenza.

La riduzione della mortalità

Questo studio, che ha concentrato la propria attenzione sugli esiti clinici di medio temine, ha dimostrato come l’aderenza alle linee guida sia in grado di produrre una significativa riduzione della mortalità per insufficienza cardiaca.

Il registro QUALIFY ci aiuta quindi a capire che l’identificazione dei migliori trattamenti per l’insufficienza cardiaca nei trial clinici, e la loro adozione nelle linee guida, è vanificata se le raccomandazioni non sono poi realmente adottate nella pratica clinica quotidiana, in termini di farmaci e dosaggi.

 

Franco Folino

 

Michel Komajda, et al. Physicians’ guideline adherence is associated with long-term heart failure mortality in outpatients with heart failure with reduced ejection fraction: the QUALIFY international registry. European Journal of Heart Failure (2019).

 

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