Il sovrappeso in giovinezza fa aumentare il rischio di sviluppare una cardiomiopatia

Un ampio studio su uomini svedesi ha scoperto che coloro che erano anche leggermente sovrappeso intorno ai 18 anni avevano maggiori probabilità di sviluppare una cardiomiopatia in età adulta. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati nella rivista Circulation.

Lo studio ha esaminato i dati sull’altezza, il peso e il benessere complessivo da un registro svedese di 1.668.893 uomini che si sono arruolati nel servizio militare obbligatorio tra il 1969 e il 2005, quando avevano 18 o 19 anni.

I ricercatori hanno quindi utilizzato altri due database nazionali che tracciano le cause tutte le ospedalizzazioni e le morti in Svezia per determinare se gli uomini avessero sviluppato una grave malattia cardiaca nel tempo, seguendoli fino all’età di 46 anni.

L’incremento dell’insufficienza cardiaca da cardiomiopatie

“Eravamo interessati allo studio delle cardiomiopatie, perché l’insufficienza cardiaca causata da questo disturbo storicamente raro è raddoppiata in Svezia tra il 1987 e il 2006”, ha detto Annika Rosengren, coautore dello studio, professore di medicina all’Università di Göteborg e cardiologo all’ospedale universitario Sahlgrenska di Göteborg, in Svezia.

Tra gli uomini inclusi nello studio, 4.477 hanno ricevuto una diagnosi di cardiomiopatia ad un’età media di 45,5 anni. Gli uomini che erano magri all’età di 18 anni – con un indice di massa corporea (BMI) inferiore a 20 – avevano un basso rischio di sviluppare una cardiomiopatia. Tuttavia, tale rischio aumentava costantemente con l’aumentare del peso, anche tra gli uomini nella fascia alta di BMI sostanzialmente normale (22,5-25).

L’importanza del peso corporeo

Nello studio, gli uomini che avevano un BMI di 35 e oltre nella loro giovinezza avevano una probabilità otto volte maggiore di sviluppare una cardiomiopatia dilatativa, rispetto agli uomini che erano magri in giovinezza. Non è stato possibile stimare un aumento del rischio di cardiomiopatia ipertrofica negli uomini con BMI di 35 o superiore perché i casi erano troppo pochi per fornire un’analisi significativa.

Poiché i tassi complessivi di cardiomiopatie sono così bassi, è stato necessario un set di dati tanto ampio quanto a lungo termine per poter disporre di un potere statistico sufficiente a trovare un’associazione con il peso, ha affermato Rosengren. Gli autori non sono a conoscenza di altri set di dati abbastanza grandi per sviluppare uno studio comparativo, ma si aspettano che i risultati di questo studio siano applicabili agli uomini di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. Ulteriori studi dovrebbero però essere condotti per valutare eventuali differenze etniche.

 

 

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