Uno studio a favore dell’aspirina in prevenzione primaria

Il dibattito sull’uso dell’aspirina in prevenzione primaria sembra non poter arrivare ad una conclusione univoca. Proprio nei mesi scorsi vi avevamo presentato due articoli che esprimevano sostanziali perplessità sull’impiego di questo farmaco in soggetti senza precedenti malattie cardiovascolari (Antiaggreganti in prevenzione primaria: quando i rischi sono maggiori dei benefici; Aspirina in prevenzione primaria: troppi rischi per ottenere benefici limitati). Arriva ora un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine, che sembra portare a conclusioni opposte: i benefici dell’aspirina possono superare i rischi per molti pazienti senza malattie cardiovascolari note. Secondo gli autori però, tali pazienti potrebbero essere identificati utilizzando un’analisi personalizzata del rapporto danno-beneficio, portando ad una discussione aperta tra medico e paziente.

Aspirina e rischio cardiovascolare

L’aspirina riduce il rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti a rischio, ma aumenta allo stesso tempo il rischio di sanguinamento. D’altra parte, la possibilità di soffrire di eventi emorragici sembra particolarmente alta tra i pazienti più anziani, proprio quelli che solitamente hanno un rischio cardiovascolare più elevato.

I ricercatori dell’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, hanno studiato 245.028 persone (43,6 per cento donne) di età compresa tra 30 e 79 anni senza malattie cardiovascolari diagnosticate, per identificare le persone per le quali l’aspirina avrebbe probabilmente comportato un beneficio netto.

L’effetto netto dell’aspirina è stato calcolato per ciascun partecipante sottraendo il numero di eventi cardiovascolari che potrebbero essere prevenuti dal numero di sanguinamenti maggiori che potrebbero essere causati nell’arco di 5 anni. I dati sono stati derivati ​​da PREDICT, un programma di supporto alle decisioni basato sul web, integrato con i sistemi elettronici di gestione delle pratiche di assistenza primaria in Nuova Zelanda.

Un vantaggio per l’aspirina

I ricercatori hanno scoperto che il 2,5 percento delle donne e il 12,1 percento degli uomini senza malattia cardiovascolare accertata avrebbero probabilmente tratto beneficio netto dal trattamento con aspirina. Questo bilancio è stato ottenuto considerando un ricovero o un decesso dovuto a un evento cardiovascolare acuto equivalente a un ricovero o un decesso a causa di un sanguinamento acuto maggiore.

Queste percentuali sono aumentate al 21 percento delle donne e al 41 percento degli uomini quando si è ritenuto che un evento cardiovascolare equivalesse a due sanguinamenti maggiori.

Il commento editoriale

L’autore di un editoriale di accompagnamento del Cardiovascular Institute, la Rutgers Robert Wood Johnson Medical School, avverte che i risultati dello studio potrebbero non applicarsi alle popolazioni al di fuori della Nuova Zelanda. Inoltre, i partecipanti di età superiore ai 79 anni non sono stati inclusi nell’analisi. L’autore sottolinea la diversità dei risultati di numerosi studi condotti sull’aspirina.

Conclude lasciandoci ancora nel dubbio, affermando che è difficile formulare raccomandazioni solide e basate sull’evidenza per l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria.

 

 

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