Target di colesterolo LDL a 70mg/dL anche per i pazienti con ictus o TIA

Le statine hanno un ruolo di primo piano nella riduzione del rischio cardiovascolare, con precisi target terapeutici per i pazienti con precedenti eventi coronarici. Non è così per i pazienti che hanno subito un’ischemia cerebrale, non essendoci precisi riferimenti in grado di guidare l’intensità della terapia. Un recente studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine sembra ora fornire utili indicazioni per indirizzare la terapia ipolipemizzante anche in questi pazienti.

Le linee guida AHA/ASA

Le più recenti linee guida pubblicate dell’American Heart Association e dell’American Stroke Association raccomandano di iniziare un’intensa terapia con statine dopo un ictus ischemico, la cui origine sia attribuibile ad una malattia aterosclerotica. Non stabiliscono però un preciso livello target di colesterolo LDL al quale mirare, per la disponibilità limitata di studi clinici che aiutino a definire questo aspetto. Quali sono gli effetti sul piano clinico se si ottiene solo una moderata riduzione del livello di colesterolo LDL?

Target precisi per il colesterolo LDL

In questo nuovo studio, condotto in Francia e nella Corea del Sud, sono stati studiati oltre 2.800 pazienti con ictus ischemico nei precedenti 3 mesi o TIA nei precedenti 15 giorni. Sono quindi considerati due livelli target di colesterolo LDL raggiunti con la terapia: un target inferiore, con livelli di LDL inferiori a 70 mg per decilitro, e un target superiore, con livelli di LDL compresi tra 90 mg e 110 mg per decilitro. Il trattamento utilizzato si basava sull’impiego di statine, ezetimibe o entrambi.

L’end point primario dello studio era un composito di ictus ischemico, infarto del miocardio, nuovi sintomi che portavano a una rivascolarizzazione coronarica o carotidea urgente o morte per cause cardiovascolari.

Più basso è, meglio è

I pazienti sono partiti da un livello medio basale di colesterolo LDL di 135 mg/dL. I livelli raggiunti nei due gruppi di studio erano di 65 mg/dL nel gruppo con target inferiore e 96 mg/dL nei pazienti inclusi nel gruppo con target superiore.

L’end point primario composito si è verificato nell’8,5% dei pazienti inclusi nel gruppo con target inferiore e nel 10,9% di quelli appartenenti al gruppo con target superiore. Al contrario, l’incidenza di emorragia intracranica e diabete di nuova diagnosi non differiva significativamente tra i due gruppi.

I pazienti sono stati seguiti per eventi cardiovascolari incidenti fino al 26 maggio 2019, data in cui lo studio è stato interrotto dallo sponsor per mancanza di finanziamenti. Tutti i pazienti, il cui reclutamento è iniziato a marzo 2010, sono stati peraltro seguiti fino alla fine della sperimentazione.

Durante lo studio, una statina in monoterapia era stata utilizzata nel 65,9% dei pazienti nel gruppo target inferiore e nel 94,0% di quelli nel gruppo target superiore. La doppia terapia con statina ed ezetimibe era stata utilizzata rispettivamente nel 33,8% e nel 5,8% dei pazienti.

Target al ribasso per il colesterolo LDL

Questo studio presenta dei risultati molto chiari: dopo un ictus ischemico o un TIA i pazienti che ottengono un livello target di colesterolo LDL inferiore a 70 mg/dL hanno un rischio minore di sviluppare eventi cardiovascolari successivi. Livelli più elevati non sembrano offrire una protezione altrettanto adeguata.

Con questo valore target i pazienti con ictus e TIA si affiancano a quelli “cardiologici” ad alto rischio, in cui le linee guida della Società Europea di Cardiologia, pubblicate nell’ultima versione solo qualche mese fa, raccomandano una riduzione del colesterolo LDL ≥ del 50% rispetto al valore basale e un target inferiore a 70 mg/dL.

 

Franco Folino

 

 

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