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I pazienti con arteriopatia periferica e depressione hanno un recupero peggiore

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copyright American Heart Association

I pazienti con arteriopatia periferica (PAD) e sintomi depressivi, un anno dopo aver ricevuto cure specialistiche hanno un recupero peggiore, specialmente le donne, rispetto alle controparti senza sintomi depressivi. È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata sul Journal of the American Heart Association.

La PAD può coinvolgere differenti arterie periferiche, ma più comunemente colpisce le arterie delle gambe. La malattia si associa ad un alto rischio di morte e malattie cardiovascolari ed è un significativo problema di salute globale. Può causare dolori intensi durante la deambulazione e può influire sulla mobilità, il funzionamento, lo stato di salute e la qualità della vita.

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“Questo è il primo studio che documenta come i sintomi depressivi possano complicare il recupero della PAD anche tra i pazienti che ricevono cure specialistiche”, ha detto l’autore senior dello studio Kim G. Smolderen, psicologo e co-direttore del Vascular Medicine Outcomes Research Program nel dipartimento di medicina interna dello Yale New Haven Hospital di New Haven, nel Connecticut.

Arteriopatia periferica e depressione: la valutazione dei sintomi

Per un anno, i ricercatori hanno seguito 1.243 pazienti trattati in cliniche specialistiche indirizzate al trattamento delle malattie vascolari negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi e in Australia che erano in trattamento per sintomi nuovi o ricorrenti di PAD. I pazienti inclusi nello studio (età media 67 anni, 38% donne) sono stati arruolati dal registro Patient-centered Outcomes Related to Treatment Practices in Peripheral Artery Disease Investigating Trajectories (PORTRAIT). Un registro internazionale che affronta le lacune nella conoscenza della qualità dell’assistenza e dei risultati dei pazienti con PAD.

I ricercatori hanno valutato i sintomi depressivi all’inizio dello studio utilizzando il questionario standard sulla salute del paziente a 8 voci (PHQ-8). I pazienti hanno valutato le dichiarazioni sulla frequenza con cui:

  • avevano “poco interesse o piacere nel fare le cose”;
  • si sentivano “giù, depressi o senza speranza”;
  • avevano “problemi a dormire”; si sentivano “stanchi/senza energia”,
  • avevano “scarso appetito o mangiavano troppo”;
  • si sentivano “male con sé stessi”;
  • credevano di “muoversi o parlare così lentamente che le altre persone lo notavano o, al contrario, essere così irrequieti da doversi muovere molto più del solito”.

Lo stato di salute specifico della malattia e generale è stato misurato all’inizio dello studio e a tre, sei e dodici mesi, con interviste standardizzate ai pazienti.

I ricercatori hanno quindi ricostruito la traiettoria dello stato di salute di un anno indipendentemente dal fatto che i pazienti riferissero o meno sintomi depressivi quando gli veniva diagnosticata la PAD.

Arteriopatia periferica e depressione: migliorare la qualità della vita

I risultati dello studio hanno evidenziato come uomini e donne con sintomi depressivi avevano uno stato di salute peggiore, in ogni momento, rispetto ai pazienti che non avevano segnalato tali sintomi.

Più donne rispetto agli uomini avevano sintomi depressivi, rispettivamente il 21,1% contro il 12,9%.

Una donna su cinque con una nuova diagnosi o un peggioramento dei sintomi della PAD presentava sintomi depressivi clinicamente rilevanti un anno dopo la diagnosi, circa due volte più intensi rispetto agli uomini. Le donne hanno sperimentato esiti di salute peggiori, parzialmente spiegati dai sintomi depressivi.

“Uno degli obiettivi principali del trattamento della PAD è migliorare lo stato di salute dei pazienti e la qualità della vita”, ha detto il primo autore dello studio Qurat-Ul-Ain Jelani, cardiologo interventista in formazione presso la Yale University School of Medicine. “Non riconoscere o trattare i sintomi depressivi può ostacolare la realizzazione di un recupero ottimale.

“Poiché sempre più opzioni di cura value-based sono dedicate ai pazienti con PAD, l’integrazione dello screening della salute mentale e dei percorsi di trattamento nella gestione delle malattie croniche può aumentare l’opportunità per i pazienti di ricevere cure più olistiche, migliorando così i risultati. Un approccio multidisciplinare che includa supporti per la salute mentale per i pazienti con PAD sarebbe utile”.

 

 

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