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Farmaci per l’ipertensione anche a chi ha una pressione normale, se ha un rischio cardiovascolare elevato

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Secondo una nuova ricerca apparsa sulla rivista The Lancet, i farmaci per abbassare la pressione sanguigna possono prevenire gravi condizioni cardiovascolari come ictus, insufficienza cardiaca e attacchi di cuore, anche negli adulti con pressione sanguigna normale.

È importante sottolineare che lo studio ha rilevato che gli effetti benefici del trattamento erano simili, indipendentemente dal livello di pressione sanguigna iniziale, sia nelle persone che avevano avuto in precedenza un infarto o ictus, sia in quelle che non avevano mai avuto malattie cardiache.

La decisione di prescrivere farmaci per la pressione arteriosa

Gli autori affermano che i risultati hanno implicazioni immediate e importanti per le linee guida cliniche globali che in genere limitano il trattamento per abbassare la pressione sanguigna a soggetti con pressione alta, di solito superiore a 140/90 mmHg.

“I nostri risultati sono di grande importanza per il dibattito sul trattamento della pressione sanguigna”, afferma l’autore principale, il professor Kazem Rahimi, dell’Università di Oxford, nel Regno Unito. “Questa nuova e migliore prova disponibile ci dice che la decisione di prescrivere farmaci per la pressione sanguigna non dovrebbero basarsi semplicemente su una diagnosi precedente di malattie cardiovascolari o sul livello di pressione sanguigna di un individuo. Invece, i farmaci dovrebbero essere visti come uno strumento efficace per prevenire le malattie cardiovascolari nelle persone a maggior rischio di sviluppare malattie cardiache o ictus. Le linee guida cliniche dovrebbero essere modificate per riflettere questi risultati.”

Egli avverte: “Non stiamo dicendo che tutti debbano iniziare il trattamento. La decisione dipenderà dai fattori di rischio di un individuo per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, dal potenziale di effetti collaterali e dalla scelta del paziente”.

Storia di malattie cardiovascolari e livelli di pressione arteriosa

Le malattie cardiache e l’ictus, legati all’ipertensione, sono la principale causa di morte nella maggior parte del mondo occidentale. È ampiamente accettato che i farmaci per la pressione arteriosa proteggano le persone che hanno avuto un precedente infarto o ictus dall’avere un secondo, ma l’uso di questi farmaci in persone con pressione normale o leggermente elevata è dibattuto. Finora, gli studi che esaminano se i farmaci per abbassare la pressione sono ugualmente utili nelle persone con e senza una storia di malattie cardiovascolari, e a livelli di pressione arteriosa più bassi di quelli attualmente considerati per il trattamento, hanno evidenziato risultati contrastanti. Ciò ha portato a raccomandazioni terapeutiche contraddittorie in tutto il mondo.

Per l’analisi corrente, i Blood Pressure Lowering Treatment Triallists’ Collaborators hanno raccolto i dati di 344.716 adulti (età media 65 anni), raccolti in 48 studi randomizzati, per esplorare gli effetti dei farmaci antipertensivi. I partecipanti sono stati separati in due gruppi: quelli con una diagnosi precedente di malattie cardiovascolari (157.728 partecipanti – gruppo di prevenzione secondaria) e quelli senza (186.988 – gruppo di prevenzione primaria, senza malattie cardiovascolari).

Ogni gruppo è stato quindi diviso in sette sottogruppi in base ai livelli di pressione sanguigna sistolica all’ingresso nello studio (inferiore a 120, 120-129, 130-139, 140-149, 150-159, 160-169, 170 e superiore a mmHg). Circa il 20% dei partecipanti con precedenti malattie cardiovascolari e l’8% di coloro che non avevano mai avuto malattie cardiovascolari avevano una pressione sistolica normale o normale-alta all’inizio degli studi, quindi una pressione arteriosa sistolica inferiore a 130 mmHg.

Per ogni riduzione di 5 mmHg della pressione arteriosa sistolica aumenta il rischio

In una media di quattro anni di follow-up, 42.324 partecipanti hanno avuto almeno un evento cardiovascolare maggiore tra infarto miocardico, ictus, insufficienza cardiaca o morte per malattie cardiovascolari. Per ogni riduzione di 5 mmHg della pressione arteriosa sistolica, il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari maggiori è diminuito di circa il 10%, il rischio di ictus del 13%, quello per scompenso cardiaco del 13%, quello per cardiopatia ischemica dell’8% e quello di morte per malattie cardiovascolari del 5%. Gli effetti benefici del trattamento non differivano in base alla storia di aver avuto malattie cardiovascolari o al livello di pressione sanguigna all’ingresso nello studio.

“È importante che le persone siano prese in considerazione per un trattamento per abbassare la pressione sanguigna in base al loro rischio cardiovascolare, piuttosto che concentrarsi sulla pressione stessa come fattore qualificante o obiettivo del trattamento”, afferma il coautore Zeinab Bidel dell’Università di Oxford, UK. “Dobbiamo fornire linee guida a tutto tondo per ridurre i rischi di malattie cardiovascolari che includano esercizio fisico, alimentazione, smettere di fumare e, se del caso, i farmaci”.

Lo studio ha alcune limitazioni, incluso il fatto che ha esaminato solo l’impatto della pressione arteriosa iniziale e della precedente malattia cardiovascolare sugli effetti del trattamento, quindi i risultati non possono essere generalizzati ad altre caratteristiche del paziente che non sono state incluse nell’analisi. Inoltre, gli effetti su malattie diverse dalle principali malattie cardiovascolari, compresi i potenziali effetti collaterali del trattamento, non sono stati esaminati in modo specifico.

 

 

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