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Marijuana e danni neurologici: molti i rischi, in particolare durante la gravidanza o l’adolescenza

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Marijuana leaf-cigarette copyright American Heart Association

Nonostante la percezione che la marijuana sia innocua, ci sono alcune prove scientifiche che sfidano questa convinzione e ci sono molte domande senza risposta sul suo impatto sulla salute del cervello. Analizza questi ed altri aspetti un nuovo Scientific Statement dell’American Heart Association, pubblicata recentemente sulla rivista Stroke.

“C’è molta incertezza nella comunità medica sugli effetti sulla salute della marijuana. Questa dichiarazione scientifica ha lo scopo di guidare gli operatori sanitari nell’avere una discussione equilibrata e intenzionale con i pazienti sui potenziali effetti noti e sconosciuti della marijuana sulla salute del cervello”, ha affermato il presidente del gruppo di scrittura che ha redatto il documento Fernando D. Testai, professore di neurologia e riabilitazione presso l’Università dell’Illinois a Chicago.

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Il consumo di marijuana è in aumento

Questa è il primo Scientific Statement dell’Associazione sulla cannabis e sulla salute del cervello, a seguito di un precedente documento che riguardava il rapporto tra uso di marijuana e salute cardiovascolare, pubblicato nell’agosto del 2020.

Entrambe le dichiarazioni sono importanti poiché il consumo di marijuana negli Stati Uniti è in aumento, in particolare tra adolescenti e giovani adulti, con quasi la metà degli studenti universitari che hanno denunciato l’uso di marijuana nel 2018. Inoltre, l’uso della marijuana a scopo terapeutico e/o ricreativo è stato legalizzato o depenalizzato in molti stati dell’Unione negli ultimi 2 decenni e la concentrazione di tetraidrocannabinolo (THC, il componente psicoattivo della marijuana) nei prodotti a base di cannabis è aumentato in modo significativo, da circa il 4% nel 1995 al 15% nel 2018.

Le sostanze chimiche più studiate nella cannabis sono THC e CBD. Il THC è il composto della marijuana che dà la sensazione di essere sballato. Il CBD (cannabidiolo) ha proprietà antiossidanti e antinfiammatorie ma non ha effetti psicoattivi. I potenziali benefici terapeutici del CBD continuano a essere studiati negli studi clinici.

La US Drug Enforcement Agency (DEA) e la Food and Drug Administration (FDA) classificano la cannabis come una sostanza alla pari dell’eroina e dell’LSD, con un “alto potenziale di abuso e scarso o nessun beneficio medico”. Al contrario, il CBD è legale se derivato dalla canapa, che è la stessa specie di pianta della cannabis e contiene meno dello 0,3% di THC.

Interrompe la memoria e l’apprendimento e influisce su sviluppo e maturazione del cervello

Per comprendere appieno il potenziale impatto della marijuana, è importante sapere che il corpo umano produce naturalmente composti chiamati endocannabinoidi simili a quelli della marijuana. Gli endocannabinoidi sono coinvolti nella regolazione di molti processi corporei nel corso della vita, inclusi apprendimento, memoria, controllo del dolore e sonno. L’azione degli endocannabinoidi è essenziale per lo sviluppo cerebrale prenatale e per la maturazione cerebrale durante l’adolescenza.

Gli endocannabinoidi, così come il THC, possono attaccarsi ai neuroni nel cervello attraverso molecole chiamate recettori dei cannabinoidi. Quando il THC attiva i recettori dei cannabinoidi nel cervello, può interrompere le normali azioni degli endocannabinoidi. “Questi recettori sono altamente concentrati nelle aree cerebrali legate alla cognizione”, ha affermato Testai.

Secondo la dichiarazione, studi precedenti sugli animali (roditori) indicano che l’esposizione prolungata al THC interrompe la memoria e l’apprendimento e influisce sullo sviluppo e sulla maturazione del cervello in modi specifici se esposto in determinate fasi della vita.

In particolare, durante la vita prenatale, un momento importante per lo sviluppo cerebrale, il THC interrompe le normali vie di segnalazione del sistema endocannabinoide e può alterare il pensiero, il comportamento emotivo e la risposta allo stress della prole.

Durante l’adolescenza, momento importante per la maturazione cerebrale, il THC modifica la struttura e la funzione dei circuiti cerebrali, in particolare nelle aree coinvolte nella cognizione, nella regolazione emotiva e nel comportamento sociale, come la corteccia prefrontale e l’ippocampo.

Anomalie comportamentali e cognitive

“I dati ottenuti in questi studi sugli animali dimostrano che l’interruzione dei percorsi degli endocannabinoidi porta ad anomalie comportamentali e cognitive, come una memoria e capacità di apprendimento più scarse e una maggiore sensibilità allo stress. Inoltre, potrebbero esserci periodi di vita vitali – gestazione e adolescenza – in cui il cervello potrebbe essere particolarmente vulnerabile all’impatto del THC”, ha affermato Testai.

Mentre i tempi esatti e la quantità di esposizione alla marijuana sono più facilmente controllabili negli studi sugli animali, oltre a controllare le condizioni sociali e ambientali degli animali, gli studi di ricerca sull’uomo non possono replicare parametri rigorosi simili. Pertanto, i risultati degli studi esistenti sugli esseri umani sono stati contrastanti, ma sollevano preoccupazioni simili sull’impatto dell’esposizione alla marijuana sulla salute del cervello.

Usare marijuana durante la gravidanza

Gli studi sull’uomo riassunti nella dichiarazione scientifica hanno evidenziato che durante l’uso attivo di marijuana, le persone hanno dimostrato punteggi peggiori nei test di guida su strada durante l’uso di marijuana a dominante THC, rispetto a quando stavano usando marijuana a dominanza CBD o senza marijuana.

Nei giovani adulti che sono stati seguiti per 25 anni nell’ambito di un progetto di ricerca sulle malattie cardiache, i punteggi dei test di memoria verbale sono diminuiti in correlazione a un maggior numero di anni di esposizione, auto-riferita, alla marijuana.

In questi studi sono stati rilevati maggiori problemi psicologici e una funzione cognitiva più scarsa nei bambini (età media 9) le cui madri hanno riferito di aver usato marijuana durante la gravidanza.

L’uso di marijuana durante l’adolescenza è stato associato al diradamento in un’area del cervello coinvolta nella cognizione, la corteccia prefrontale: maggiore era l’esposizione alla marijuana, maggiore era il diradamento. Tuttavia, altri studi non hanno rilevato differenze.

Cambiamenti strutturali nel cervello erano visibili in alcuni studi che confrontavano consumatori e non consumatori di marijuana. In particolare, si è verificato un assottigliamento delle aree cerebrali importanti nell’orchestrazione di pensieri e azioni o una diminuzione del volume in un’area del cervello importante per la memoria.

Altri studi che hanno confrontato i test cognitivi e l’imaging cerebrale non hanno riscontrato differenze tra i consumatori di marijuana e i non utilizzatori.

È stato riscontrato che i consumatori di cannabis hanno un rischio maggiore di ictus ischemico, con uno studio che ha riscontrato il 17% in più e un altro che ha riscontrato il 24% in più di questo tipo di ictus tra i consumatori di cannabis.

Numerose domande che rimangono irrisolte

La dichiarazione evidenzia anche numerose domande che rimangono irrisolte sull’impatto della cannabis per la salute del cervello. Tra queste, non si conosce ancora se l’impatto della marijuana sulla salute del cervello vari a seconda dell’età della persona. In che modo la marijuana interagisca con altre sostanze, come gli altri farmaci prescritti. Questa è una preoccupazione particolare nelle persone anziane, che potrebbero utilizzare più farmaci, come anticoagulanti, antiaritmici o anticonvulsivanti per il trattamento di altre condizioni di salute croniche.

Inoltre, non è noto se gli effetti della marijuana differiscano se usata a scopo ricreativo o prescritta per il trattamento di una specifica condizione medica. Neppure sappiamo quando considerare troppa la marijuana utilizzata.

Infine, non sappiamo se diversi tipi di marijuana (come livelli di THC più elevati o cannabinoidi sintetici) hanno un impatto diverso sul cervello e se ci sono differenze nella salute del cervello a seconda che la marijuana venga fumata o consumata in forma di prodotto commestibile.

“La nostra comprensione degli effetti della marijuana sul cervello è imperfetta e la ricerca umana in quest’area è ancora in corso. Tuttavia, i risultati di recenti studi sugli animali sfidano l’idea ampiamente accettata che i cannabinoidi siano innocui e richiedono cautela quando si usa la marijuana, in particolare durante la gravidanza o durante l’adolescenza”, ha affermato Testai.

 

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