Gli integratori di calcio e vitamina D possono causare malattie cardiovascolari?

Il calcio è il minerale presente in quantità maggiore nel nostro corpo e costituisce circa l’1,5-2% del peso totale di una persona adulta. Il 99% del calcio totale del nostro organismo è contenuto nello scheletro e nei denti, il rimanente 1% è in soluzione nel sangue. Il fabbisogno giornaliero per l’uomo è di circa 300mg/die.

D’altra parte le persone anziane che assumono integratori di calcio e vitamina D, in particolare le donne, sono moltissime, ma spesso questa assunzione è totalmente arbitraria e non è adeguata in modo proporzionale alla quota di minerale assunta con la dieta. Così può avvenire che i pazienti assumano già con gli alimenti quantità adeguate di calcio e il supplemento sia inutile o addirittura dannoso. Al contrario può accadere che si eviti l’assunzione di calcio con la dieta, ad esempio bevendo acqua oligominerale, per poi assumere integratori di calcio in quantità ben superiori.

Le linee guida della SIOMMMS indicano il fabbisogno giornaliero di calcio in 1 gr per le donne in post menopausa in trattamento estrogenico e per gli uomini di 50-65 anni, e di 1,2 gr per le donne in post menopausa senza trattamento estrogenico e per gli uomini di età superiore ai 65 anni. In caso di ridotto introito di calcio con la dieta, le linee guida consigliano dosi di integratori commisurate al grado di carenza alimentare, in genere non superiori ai 500-600 mg/die.

Negli ultimi anni è stata però sollevata una questione allarmante: gli integratori di calcio possono causare effetti avversi cardiovascolari?

Questo argomento ha iniziato a suscitare interesse con la pubblicazione di due meta-analisi che hanno suggerito un aumento fino al 25% del rischio relativo di infarto miocardico tra i pazienti che avevano ricevuto supplementi di calcio, con o senza la vitamina D, rispetto a quelli che avevano ricevuto placebo. A questi studi sono seguite altre due meta-analisi, che hanno raggiunto conclusioni ben diverse, non trovando legami tra integratori di calcio e un aumentato rischio di eventi cardiovascolari.

Per cercare di stabilire un comportamento corretto nella gestione dei malati con osteoporosi, arrivano ora, sulle pagine di “Annals of Internal Medicine” nuove linee guida della “National Osteoporosis Foundation” e dell’”American Society for Preventive Cardiology”.

Le società indicano che vi è una moderata evidenza (livello B) che il calcio da alimenti o integratori, con o senza assunzione di vitamina D, non ha alcuna relazione con il rischio di cardiovascolare, con le malattie cerebrovascolari e con la mortalità. Conclude infine che alla luce delle evidenze ad oggi disponibili, l’assunzione di calcio da alimenti e integratori che non superi il livello massimo tollerabile (definito dalla National Academy of Medicine tra i 2000 a 2500 mg/die) deve essere considerato sicuro dal punto di vista cardiovascolare.

Anche se le evidenze sperimentali non sostengono l’ipotesi degli effetti avversi cardiovascolari indotti dall’assunzione di calcio, le fonti alimentari di calcio devono essere preferite agli integratori. Ricordiamo che gli integratori di calcio possono aumentare la formazione di calcoli renali, mentre l’assunzione di calcio nella dieta riduce questo rischio. Inoltre non esistono prove che il consumo di quantità di calcio superiori alla dose giornaliera raccomandata si tradurrà in una migliore salute delle ossa.

L’assunzione media di calcio nella dieta degli italiani può variare in genere tra i 700 e gli 800 mg/die, che può essere raggiunto attraverso il consumo di due-tre porzioni di cibi ad alto contenuto di calcio, tra cui il latte, lo yogurt, il formaggio e le verdure a foglia verde. I supplementi possono essere utilizzati per compensare, ma non per superare la quota mancante.

 

Kopecky SL, et al. Lack of Evidence Linking Calcium With or Without Vitamin D Supplementation to Cardiovascular Disease in Generally Healthy Adults: A Clinical Guideline From the National Osteoporosis Foundation and the American Society for Preventive Cardiology. Ann Intern Med. 2016;165(12):867-868. LIBERO ACCESSO

 

 

 

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