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Le gigantesche tempeste sui poli di Giove: le immagini dalla sonda Juno

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Il polo sud di Giove/Credits: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Betsy Asher Hall/Gervasio Robles

La sonda Juno è stata lanciata il 5 agosto 2011 ed è entrata nell’orbita di Giove nei primi giorni di luglio dello scorso anno. I dati raccolti nel suo primo passaggio sul pianeta, a circa 4.200 chilometri di altezza sono stati ora pubblicati in due articoli sul numero di Science del 26 maggio.

Le immagini fornite dalla telecamera della sonda hanno riservato non poche sorprese. Prima di tutto è stato evidenziato come entrambi i poli di Giove siano coperti da tempeste delle dimensioni della Terra, raggruppate e affiancate una all’altra.

Una tempesta sulla superficie di Giove/Credits: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Jason Major

Un’altra sorpresa arriva dall’analizzatore a microonde di Juno, che ha rilevato le radiazioni a microonde termiche dell’atmosfera di Giove, scorrendo dalla sommità delle nuvole di ammoniaca del pianeta, fino agli strati profondi della sua atmosfera. I dati indicano che le fasce e le aree rotondeggianti di Giove hanno aspetti misteriosi: la fascia nei pressi dell’equatore penetra in profondità nell’atmosfera, mentre le fasce e le aree rotondeggianti alle altre latitudini sembrano evolversi in altre strutture. I dati suggeriscono inoltre che l’ammoniaca presente sulla superficie del pianeta ha una disposizione abbastanza variabile e continua ad aumentare fino agli strati più profondi.

Prima di questa missione esplorativa della sonda Juno, Giove era noto per avere il campo magnetico più intenso nel sistema solare. Le nuove misure della magnetosfera del pianeta ottenute dalla sonda indicano che il campo magnetico del pianeta è ancora più forte di quanto atteso e più irregolare nella forma: fino a 7.766 Gauss, circa dieci volte più forte del campo magnetico più elevato rilevabile sulla Terra.

Altre splendide ed esaustive immagini sono state fornite da Juno sulle aurore di Giove. Proprio grazie alla sua rotta polare la sonda ha sorvegliato la magnetosfera di queste regioni evidenziando il progressivo distribuirsi della luce, in superficie e in profondità nell’atmosfera, a nord e sud. Queste emissioni luminose sono causate da particelle che passano ad un livello energetico superiore collidendo con molecole atmosferiche. Le prime osservazioni di Juno sembrano indicare come i processi coinvolti siano differenti rispetto a quanto accade sulla Terra.

Credits: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gabriel Fiset

La sonda Juno è in un’orbita polare attorno a Giove, ma e la maggior parte del suo tragitto è situato ben lontano da Giove. Ogni 53 giorni però la sua traiettoria si riavvicina al pianeta, sorvolando il polo nord e passando poi all’altro polo in circa due ore. Il download di sei megabyte di dati raccolti durante il passaggio sul pianeta può richiedere un giorno e mezzo.

Nonostante gli enormi progressi fatti nella conoscenza di Giove negli ultimi anni, ci sono ancora importanti questioni che restano irrisolte. Tra queste si cercherà di capire se al di sotto dell’atmosfera del pianeta e della cappa intermedia di idrogeno allo stato liquido, vi sia un nucleo roccioso, formato da materiali che potrebbero fornire importanti informazioni sulle sostanze presenti nei primi momenti di formazione del Sistema Solare, dopo l’apparizione del Sole, poiché Giove fu il primo pianeta a formarsi.

Nel febbraio del 2018 Juno si infilerà nell’atmosfera di Giove, dove concluderà la sua missione disintegrandosi per il calore. Manovra necessaria per non contaminare con microrganismi terrestri Giove o le sue lune.

 

 

 

Le nuvole di Giove/Credits: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Bjorn Jonsson

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Bolton S. J.  et al. Jupiter’s interior and deep atmosphere: The initial pole-to-pole passes with the Juno spacecraft. Science  26 May 2017: 356, Issue 6340, pp. 821-825.

 

Connerney JEP, et al. Jupiter’s magnetosphere and aurorae observed by the Juno spacecraft during its first polar orbits. Science  26 May 2017: 356, Issue 6340, pp. 826-832.

 

 

 

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Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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