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Un antinfiammatorio per la prevenzione degli eventi cardiovascolari: il canakinumab

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Da tempo è stato dimostrato come i processi infiammatori rivestano un ruolo rilevante nella fisiopatologia dell’aterosclerosi, tanto che la valutazione dei più comuni indici di flogosi, quali la proteina C reattiva (PCR), sono considerati utili parametri nella stratificazione del rischio cardiovascolare.

Sulla base di queste premesse, la ricerca ha tentato di dimostrare l’efficacia di un trattamento in grado di sopprimere i processi di flogosi a livello vascolare e la conseguente degenerazione aterosclerotica. Qualche conferma positiva in questo senso era arrivata in passato da studi condotti sugli animali, ma fino ad oggi mancavano adeguate conferme nell’uomo.

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Un recente studio, pubblicato sulle pagine del New England Journal of Medicine, ha valutato l’efficacia del canakinumab nella prevenzione degli eventi cardiovascolari in pazienti con un pregresso infarto del miocardio e con livelli di PCR ad alta sensibilità superiori a 2mg/l.

Nel disegno in doppio cieco, il trattamento è stato testato a tre dosaggi, 50mg, 150mg e 300mg, con somministrazione sottocutanea, ogni tre mesi, e confrontato con placebo. L’endpoint principale è stato l’infarto miocardico, l’ictus e la morte per cause cardiovascolari.

Il canakinumab, sviluppato per il trattamento dell’artrite reumatoide, è un anticorpo monoclonale umano che si lega e inibisce l’interleuchina-1 beta, ma non ha alcuna reattività incrociata con altri tipi di interleuchina. Attualmente, questo trattamento è approvato per la cura delle sindromi periodiche associate alla criopirina, per la sindrome periodica associata al recettore del fattore di necrosi tumorale, per la sindrome da iperimmunoglobulina D/Mevalonato chinasi e per la febbre mediterranea familiare.

In questa analisi dello studio CANTOS (Canakinumab Antiinflammatory Thrombosis Outcome Study) sono stati inclusi più di 10.000 pazienti, con un’età media di 61 anni.

Confrontando i livelli di PCR ad alta sensibilità alla visita basale, rispetto al periodo di trattamento, nei confronti del placebo il farmaco ha indotto una riduzione proporzionale al dosaggio assunto dai pazienti: 26% per il 50mg, 37% per i 150mg e 41% per i 300mg.

Nel corso di un follow-up medio di 3,7 anni, l’incidenza dell’end point primario è risultata di 4,5 eventi/100 persone/anno nel gruppo placebo, 4,11 eventi/100-p/a nel gruppo 50mg, 3,86 eventi/100-p/a nel gruppo 150mg e 3,9 eventi/100-p/a nel gruppo 300mg.

Per quanto riguarda gli eventi avversi registrati, la neutropenia è risultata più comune tra i pazienti che assumevano il trattamento attivo, con un numero significativamente maggiore di morti attribuite a infezioni o sepsi (incidenza, 0.31 versus 0.18 eventi/100p/a). Anche la trombocitopenia è stata più comune nei pazienti che assumevano canakinumab, ma non sono state rilevate differenze nell’incidenza di eventi emorragici.

Questi dati sembrano quindi indicare che alla dose di 150mg, l’unica che ha dimostrato una differenza significativa nei confronti del trattamento con placebo, il canakinumab è in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari in pazienti con un precedente infarto miocardico.

E’ interessante osservare come questo trattamento ha indotto una riduzione significativa della PCR ad alta sensibilità, ma non ha causato variazioni nella concentrazione del colesterolo LDL.

Da un lato quindi abbiamo le statine, che riducono indici di flogosi, livelli plasmatici di colesterolo LDL ed eventi clinici cardiovascolari. Dall’altro il canakinumab, che riduce gli indici di flogosi e gli eventi clinici, senza interferire con il profilo lipidico.

Da queste considerazioni sembrerebbe emergere come la flogosi, più che i livelli del colesterolo, sia correlabile agli eventi clinici cardiovascolari. Questo concetto fisiopatologico emergente potrebbe portare in futuro ad un cambiamento epocale nelle strategie di prevenzione degli eventi cardiovascolari.

 

Franco Folino

 

 

P.M. Ridker, et al. Antiinflammatory Therapy with Canakinumab for Atherosclerotic Disease. N Engl J Med 2017;377:1119-31.

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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