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Come cambia l’inquinamento atmosferico: i prodotti chimici volatili sempre più presenti nelle nostre città

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Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute sono ormai ben definiti, grazie ai numerosi studi che hanno dimostrato come l’esposizione a polveri e gas sia in grado di indurre molti tipi di malattia, in particolare a carico del sistema cardiovascolare e respiratorio, ma con importanti ricadute anche in campo oncologico.

Quasi tutte le sperimentazioni svolte negli ultimi decenni si sono dedicate a valutare le conseguenze dell’inalazione di polveri, di differenti dimensioni, partendo dalle frazioni più grandi, come il PM10 (particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale a 10µm), fino alle nanoparticelle (dimensioni comprese tra i 2 e i 200nm). Dall’altro lato, le analisi che hanno riguardato i gas si sono concentrate su composti quali il monossido di carbonio, il biossido di zolfo, l’ozono e biossido o gli ossidi di azoto.

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La scelta di analizzare queste specifiche componenti dell’inquinamento atmosferico, deriva dal fatto che queste sostanze sono quelle che vengono ritenute più concentrate nell’aria, e legate in particolare alla combustione di differenti tipi di idrocarburi, impiegati non solo dai veicoli a motore, ma anche negli impianti di riscaldamento domestico e dall’industria.

Abbiamo però continuato ad analizzare per anni l’effetto di questi stessi inquinanti, senza accorgerci che con il passare del tempo la concentrazione percentuale di queste sostanze nell’aria stava cambiando radicalmente.

Ci riporta alla realtà delle cose un lavoro pubblicato nei giorni scorsi su Science, che ha analizzato la presenza di composti organici volatili (COV) nel bacino di Los Angeles.

Queste sostanze, sono caratterizzate da un basso punto di ebollizione e quindi da una elevata volatilità. Sono molto varie e possono essere di prodotte dall’uomo oppure di origine naturale. La maggior parte dei profumi o degli odori, ad esempio, sono formati da composti organici volatili.

Alcuni di essi sono però pericolosi per la salute, tanto che quelli prodotti industrialmente sono regolati da precise normative, in particolare per quanto riguarda l’esposizione in ambienti chiusi.

I COV solitamente non hanno effetti tossici acuti, ma agiscono sul lungo termine, causando malattie che si sviluppano in modo subdolo.

Lo studio di Brian McDonald, ha evidenziato come la composizione di questi COV sia variata in modo drastico nell’ultimo decennio, con un rilevante incremento della concentrazione nell’aria di prodotti chimici volatili, derivati da pesticidi, materiali da rivestimento, inchiostri da stampa, adesivi, detergenti e prodotti per la cura personale, andando a costituire ai giorni nostri, circa la metà delle emissioni petrolchimiche complessive di COV dei combustibili fossili nelle città industrializzate.

In particolare si è visto come rivestimenti, inchiostri e adesivi contribuivano alla quota più rilevante di prodotti chimici volatili (44Tg), seguiti dalle sostanze per la cura personale (1,4Tg), dai pesticidi (1,4Tg) e dai detergenti (0,66Tg).

Questo cambio di proporzioni rispetto al passato sembra essere principalmente legato alla progressiva diminuzione della componente di inquinanti derivati da fonti correlate ai trasporti, grazie alla drastica riduzione delle emissioni dei motori di nuova generazione. Tanto che, le emissioni da scarico di motori a benzina e passato dai 35 g per chilo di prodotto del 1965 a meno di 2 g/kg di prodotto nel 2012.

A confronto, si consideri che pesticidi e prodotti per la cura del corpo producono circa 400 g/kg di prodotto.

Proseguendo nell’analisi, gli autori evidenziano come la distribuzione dell’utilizzo dei prodotti petrolchimici sia legata principalmente a gas naturali (41%) e benzina (47%), mentre prodotti chimici volatili contribuiscono con una frazione molto inferiore (4%). Al contempo però, le emissioni di COV sono legate in prevalenza ai prodotti chimici volatili (prodotti al consumo 38%, industriali 15%), mentre il contributo da combustione della benzina rappresenta solo il 13% del totale.

Altra componente importante dell’inquinamento sono gli aerosol organici secondari (AOS), una componente importante del particolato fine (PM2.5), che si formano attraverso l’ossidazione dei precursori di composti organici volatili. Questo nuovo studio dimostra che i prodotti chimici volatili rappresentano il maggior contributo di AOS fossili (61%) rispetto alle fonti di emissione derivate dal trasporto (37%). Ciò pare in contrasto con precedenti studi che avevano proposto il settore dei trasporti come la principale fonte di formazione di AOS nelle città.

È evidente che i risultati di questo studio sono in contrasto con quanto fino ad oggi era ritenuto il profilo dell’inquinamento urbano, con una forte predominanza di componenti derivati dalla combustione di sostanze organiche da traffico e industria.

Questi risultati hanno differenti importanti ricadute.

Innanzitutto è evidente che se la composizione dell’inquinamento urbano è cambiata in modo così significativo negli ultimi anni, dovranno necessariamente essere incluse nelle analisi future anche questi inquinanti emergenti. Altrimenti, rischiamo di concentrare la nostra attenzione sull’effetto di sostanze poco rappresentative.

È inoltre chiaro che le politiche sanitarie per contrastare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute andranno riviste, concentrando le azioni preventive non solo sui classici composti organici derivati dalla combustione, ma anche sui prodotti chimici volatili.

Infine, considerando che questi inquinanti raggiungono concentrazioni particolarmente elevate in ambienti chiusi, questi risultati ci inducono a rivalutare, se pur ce ne fosse necessità, l’inquinamento indoor rispetto a quello esterno.

Non resta a questo punto che attendere dagli organismi istituzionali preposti alla valutazione della qualità dell’aria, una conferma o una smentita a quanto è emerso in questo studio. Qualsiasi la risposta, è peraltro evidente che nei prossimi anni assisteremo probabilmente ad un radicale cambiamento degli indirizzi di ricerca in tema di inquinamento.

 

Franco Folino

 

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Brian C. McDonald, et al. Volatile chemical products emerging as largest petrochemical source of urban organic emissions. Science 359, 760–764 (2018) 16 February 2018.

 

 

 

 

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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