Chi rischia di più l’infarto? I pazienti con sindrome metabolica oppure quelli obesi metabolicamente sani?

L’obesità continua a essere tra i principali problemi di salute pubblica in tutto il mondo. Nonostante la nostra incapacità di contenere l’alta prevalenza dell’obesità, si è arrivati ad una migliore comprensione della sua fisiopatologia e di come l’eccesso di peso possa portare a malattie serie, quali il diabete di tipo 2, l’ipertensione arteriosa, le malattie cardiovascolari e possa anche far aumentare il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore.

In Italia, secondo il rapporto Osservasalute 2016, più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa. La percentuale di popolazione obesa cresce all’aumentare dell’età, passando dal 2,3% della fascia di età 18-24 anni al 15,3% tra i 65-74 anni.

La modifica dello stile di vita è considerata come il cardine nella gestione dell’obesità, ma molti pazienti non ottengono benefici duraturi a causa dell’adattamento neurormonale del corpo, in risposta alla perdita di peso.

Proprio le nostre migliori conoscenze fisiopatologiche dell’obesità hanno fatto sì che negli ultimi tempi venissero identificati pazienti obesi senza disfunzioni metaboliche, definiti quindi come “obesi metabolicamente sani”.

Proprio su questo gruppo di soggetti si è concentrata l’attenzione di un recente studio, pubblicato sullo European Heart Journal, che ha voluto valutare le associazioni, separate e combinate, di obesità e funzione metabolica con il rischio di cardiopatia coronarica.

Sono stati inclusi complessivamente nell’analisi quasi 18.000 soggetti obesi, con un indice di massa corporea (BMI), indicizzato, medio di 26,1 kg/m2, seguiti in un follow-up mediano superiore ai 12 anni.

Come era prevedibile, i risultati hanno evidenziato innanzitutto una stretta relazione tra BMI e rischio di sviluppare una cardiopatia coronarica, con un rischio che quasi si raddoppia passando dal quintile con il BMI più basso al quintile con questo indice più alto.

Rispetto ai soggetti sani di controllo, i pazienti con sindrome metabolica, indipendentemente dal loro peso, mostravano un rischio più elevato di cardiopatia coronarica. Gli individui obesi metabolicamente sani erano a maggior rischio di sviluppare la malattia (HR = 1.28), ma questo era considerevolmente inferiore al rischio espresso dai pazienti con sindrome metabolica. Tra i pazienti con sindrome metabolica, quelli con peso normale hanno evidenziato un rapporto di rischio di 2,15, quelli obesi di 2,54, sempre nei confronti di soggetti sani normopeso.

L’aspetto più importante che emerge da questa sperimentazione è quindi come sia il sovrappeso sia l’obesità si associno and un maggiore rischio di malattia coronarica, anche in assenza di una sindrome metabolica sottostante.

Il termine di soggetto “obeso metabolicamente sano” può quindi essere fuorviante, perché esprime un concetto che sembra minimizzare il rischio associato all’eccesso di peso.

L’impegno volto alla riduzione del peso corporeo deve essere quindi sostanziale in tutte le persone obese o sovrappeso, che vanno informate del loro profilo di rischio e incoraggiate ad intraprendere misure dietetiche adeguate, indipendentemente dalla loro salute metabolica.

 

Franco Folino

 

 

Camille Lassale, et al. Separate and combined associations of obesity andmetabolic health with coronary heart disease: a pan-European case-cohort analysis. European Heart Journal (2018) 39, 397–406.

 

 

 

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