Screening per il carcinoma prostatico: sul filo dell’incertezza. Le nuove raccomandazioni della “US Preventive Services Task Force”

In Italia il tumore della prostata è la neoplasia più frequente tra i soggetti di sesso maschile, tanto che nel 2017 erano stimati circa 34.800 nuovi casi (dati epicentro 2017). I dati più recenti riguardo la mortalità si riferiscono al 2014, con 7.174 decessi per cancro prostatico (ISTAT). La sopravvivenza a 5 anni è pari a 91%, quella a 10 anni del 90%.

Nonostante la scarsa aggressività di questa forma di neoplasia, lo screening nei suoi confronti è tra i più attivi e praticati in tutto il mondo. I risultati delle misure preventive hanno certamente aumentato il numero di diagnosi della malattia, ma fanno sorgere molte perplessità nella valutazione del rapporto rischio beneficio, tra le poche diagnosi precoci di tumori aggressivi e potenzialmente letali, e le molte diagnosi di tumori poco invasivi, che una volta trattati possono portare a importanti effetti collaterali, compromettono la qualità di vita del paziente, senza migliorarne in sostanza la sopravvivenza.

Nello studio europeo ERSPC è stata evidenziata una riduzione della mortalità per cancro alla prostata con uno screening basato sul dosaggio del PSA. Nonostante questi risultati gli autori concludono però che è indispensabile una ulteriore quantificazione degli eventi dannosi e la loro riduzione per l’introduzione di screening su vaste popolazioni.

A fare il punto della situazione arriva ora un documento della US Preventive Services Task Force che traccia le nuove raccomandazioni in materia, senza però risolvere le incertezze in tema di screening.

Il documento indica che per gli uomini di età compresa tra 55 e 69 anni, la decisione di sottoporsi a screening periodico basato sul PSA per il cancro alla prostata dovrebbe essere individuale e dovrebbe includere la discussione dei potenziali benefici e dei rischi dello screening con il proprio medico.

Questa indicazione viene giustificata ribadendo che lo screening offre un piccolo, potenziale, beneficio nel ridurre la possibilità di morte per cancro alla prostata in alcuni uomini. Tuttavia, molti uomini andranno incontro a potenziali danni a causa dello screening, compresi i risultati falsi positivi che richiedono ulteriori test e la possibile biopsia della prostata, sovradiagnosi e sovra-trattamento, nonché complicanze del trattamento stesso, come l’incontinenza e disfunzione erettile.

Si raccomanda inoltre di non sottoporre a screening gli uomini che esprimono il loro desiderio di non farlo e lo sconsiglia negli uomini di età pari o superiore a 70 anni.

Per quanto riguarda i fattori di rischio, che in qualche modo dovrebbero guidare la scelta di procedere o meno con lo screening, il documento indica che l’età avanzata, la razza afroamericana e la storia familiare del cancro alla prostata sono i fattori di rischio più importanti da considerare. Altri fattori con associazioni più deboli includono le diete ad alto contenuto di grassi e con un basso consumo di verdure.

In sintesi, quindi, al di sotto dei 70 anni ci sono forti dubbi sull’efficacia dello screening con PSA, tanto che se il paziente non vuol farlo è meglio non insistere, sopra questa età è sconsigliato.

Quindi, l’incertezza nei confronti del famigerato dosaggio del PSA persiste. Giunti a questo punto avrebbe forse maggior senso superare il vincolo con questo indice bioumorale e indirizzare la ricerca verso altri parametri di screening, in grado di identificare in modo affidabile le forme realmente aggressive e potenzialmente mortali di carcinoma prostatico.

Per chi fosse interessato alla discussione su questo tema, consigliamo la lettura di un lucido editoriale che accompagna le raccomandazioni USPSTF, mettendo in luce le molte contraddizioni che ormai da anni si sviluppano su questo argomento.

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JAMA

 

 

US Preventive Services Task Force Recommendation Statement. Screening for Prostate Cancer. JAMA. 2018;319(18):1901-1913.

Editoriale

H. Ballentine Carter. Prostate-Specific Antigen (PSA) Screening for Prostate Cancer. Revisiting the Evidence. JAMA. 2018;319(18):1866-1868.

 

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