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Una pressione troppo alta, o troppo bassa, fanno aumentare il rischio di demenza

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La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza e differenti studi hanno cercato una correlazione tra questa malattia e fattori di rischio cardiovascolare, ma senza fornire prove sufficienti a sostegno di una relazione causale.

In particolare, molte ricerche sono stati indirizzate nella valutazione della relazione esistente tra pressione arteriosa e demenza, con risultati però poco definiti.

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Su questo tema è stato recentemente pubblicato un nuovo articolo che descrive uno studio, condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi, dove viene valutata l’associazione tra pressione arteriosa e demenza da malattia di Alzheimer (AD).

L’analisi si basa sui dati raccolti nel Chicago Health and Ageing (CHAP), uno studio longitudinale condotto su una vasta popolazione, sulla demenza da AD e altre condizioni di salute tra gli adulti di 65 anni, condotto dal 1993 al 2012.

La diagnosi di demenza è stata stabilita da un neurologo, che non era a conoscenza dei dati raccolti in precedenza, secondo i criteri NINCDS-ADRDA, che richiedono una storia di declino cognitivo e prove di compromissione in due o più domini cognitivi, uno dei quali deve essere la memoria.

I pazienti inclusi nell’analisi sono stati complessivamente 2.137, con un’età media di 73 anni.

La pressione sistolica e diastolica media è stata di 138 e 77mmHg e il 57% dei pazienti utilizzava farmaci antipertensivi. L’allele APOEƐ4 è stato rilevato nel 31% dei casi. Nessuna differenza significativa nei valori di pressione è stata rilevata comparando pazienti con o senza l’allele APOEƐ4.

In generale, i risultati dell’analisi hanno evidenziato un’associazione tra pressione sistolica e diastolica con il rischio di demenza da AD con una forma a U e asimmetrica, con un più basso rischio di demenza al centro della curva di distribuzione dei valori di pressione (140-159mmHg per la pressione sistolica, 80-85mmHg per la pressione diastolica). Quindi una pressione bassa si associava a un rischio modestamente elevato di demenza e valori elevati a un maggiore rischio.

Per i soggetti che avevano l’allele APOEƐ4, il rischio di demenza da AD è sembrato essere più elevato, indipendentemente dai valori di pressione arteriosa.

Confrontando i pazienti che assumevano, o meno, farmaci antipertensivi, l’associazione a forma di U è risultata più significativa per i valori di pressione sistolica tra i non trattati. Negli utilizzatori di farmaci, il rischio di demenza è risultato aumentare del 9% per ogni 10 mmHg di pressione sistolica superiore al valore di 120 mm Hg e del 18% per un aumento di 5 mmHg nei valori diastolici superiori a 76 mmHg.

Tra i non utilizzatori di farmaci, il rischio di demenza aumentava del 30% per ogni 10 mmHg di pressione sistolica quando superiore a 150 mm Hg. Per quanto riguarda la pressione diastolica nei pazienti non trattati, l’associazione con il rischio di demenza era all’incirca lineare, con un rischio maggiore per valori inferiori di pressione diastolica.

Nelle analisi che hanno preso in considerazione sia l’uso di farmaci antipertensivi sia la presenza dell’allele APOEƐ4, il rischio di demenza è risultato sostanzialmente più elevato tra quelli con l’allele non in trattamento antipertensivo, per livelli più elevati di pressione arteriosa.

Questo studio fornisce quindi nuovi e interessanti dati sulla relazione tra pressione arteriosa e demenza, prospettando possibili strategie terapeutiche e confermando l’efficacia della stratificazione prognostica fornita dall’identificazione dell’allele APOEƐ4.

 

Cover image

 

Kumar B. Rajan, et al. Blood Pressure and Risk of Incident Alzheimer’s Disease Dementia by Antihypertensive Medications and APOEƐ4 Allele. ANN NEUROL, pubblicato online aprile 2018.

 

 

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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