Home Ambiente Il 22% delle morti infantili nell’area subsahariana sono dovute all’inquinamento atmosferico

Il 22% delle morti infantili nell’area subsahariana sono dovute all’inquinamento atmosferico

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Gli effetti deleteri dell’inquinamento atmosferico sulla salute sono ormai ben conosciuti, grazie ai numerosi studi che hanno aumentato l’associazione tra differenti sostanze presenti nell’aria, gassose o solide e la comparsa di un ampio spettro di malattie.

Quando pensiamo all’inquinamento atmosferico, pensiamo solitamente alle grandi citta, alle aree più industrializzate dei paesi occidentali o alle vaste aree urbane dell’asia, dominate da un caotico traffico veicolare.

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Al contrario è difficile associare l’idea di inquinamento atmosferico ai paesi africani, dove apparentemente scarseggiano le classiche fonti di inquinamento. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha invece voluto spostato l’attenzione proprio su 30 paesi della fascia sub-sahariana di questo continente, valutando l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla mortalità infantile. I risultati sono stati sorprendenti.

I ricercatori californiani che hanno portato a termine la ricerca, hanno combinato i dati sulle nascite di quasi un milione di bambini in quest’area, complete di sede di residenza, con i rilevamenti satellitari dell’inquinamento atmosferico da polveri con un diametro aerodinamico inferiore a 2,5μm (PM2,5).

I risultati hanno dimostrato una forte associazione tra incremento delle polveri e mortalità infantile, dove un aumento di 10μg/m3 di PM2,5 si associava a un corrispondente aumento del 9% della mortalità infantile.

Gli autori hanno guardato anche all’indietro nel tempo, per analizzare i cambiamenti di questo fenomeno, ma negli ultimi 15 anni questo effetto non sembra essere variato.

Altro interessante riscontro della ricerca, importante per capire le fonti dell’inquinamento ambientale, è che anche in presenza di un maggiore benessere economico della famiglia gli effetti deleteri evidenziati non diminuivano.

Le stime dello studio sono state confrontate con altre precedenti proiezioni, evidenziando uno squilibrio esponenziale. L’esposizione a concentrazioni di PM2,5 superiori ai livelli minimi sono, secondo questo nuovo studio, responsabili del 22% dei decessi infantili avvenuti nei paesi considerati, con 449.000 morti nel 2015.

Quanto emerge dall’analisi, ha un forte impatto non solo sulle stime a livello regionale ma, data la magnitudine degli eventi attribuiti all’inquinamento in quest’aria, vengono rivoluzionate anche le stime a livello globale della mortalità infantile, correlata alla qualità dell’aria. D’altra parte, l’effetto sulla popolazione infantile è così marcato che gli autori giudicano possibili grandi benefici alla salute dei bambini anche per modeste misure tese a ridurre le polveri sottili.

Con uno sguardo alla distribuzione dell’inquinamento atmosferico nella fascia sub-sahariana, i ricercatori hanno evidenziato sostanziali differenze nelle concentrazioni di PM 2,5 e delle sue fonti nelle regioni analizzate, ma simili associazioni tra livelli di polveri e mortalità infantile, quando si confrontano le regioni occidentali e quelle centro-orientali. Anche se la ricerca non propone un’analisi qualitativa degli inquinanti, la componente principale è attribuita alle polveri, non da attività economiche locali, nelle regioni occidentali e a fonti antropogeniche negli altri paesi. Viene inoltre stimato che nell’Africa occidentale l’elevata concentrazione di PM 2,5 possa anche essere dovuta a grandi quantità di polveri trasportate dai venti che soffiano sul Sahara.

Allo stesso tempo, non sono state trovate differenze nell’associazione tra inquinamento e mortalità, tra le famiglie che utilizzano in cucina combustibili che producono poco particolato e quelle che utilizzano combustibili inquinanti, quali biomassa, legno, residui agricoli o sterco.

 

Volume 559 Issue 7713

 

Sam Heft-Neal, et al. Robust relationship between air quality and infant mortality in Africa. Nature, 559, 12 july 2018.

 

 

 

 

 

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