Le abitudini alimentari dell’uomo del Similau: un onnivoro di 5.300 anni fa

Il ritrovamento di mummie di epoca preistorica conservate all’interno dei ghiacciai offre straordinarie possibilità per ricostruire l’ambiente e le consuetudini di questi nostri predecessori.

Un recente studio ha valutato le abitudini dietetiche dell’ormai famosa mummia del Similau, resti di un uomo vissuto circa 5.300 milioni di anni fa, analizzando il contenuto del suo stomaco, perfettamente conservato grazie al freddo.

Lo stomaco era completamente pieno e conteneva ancora antiche biomolecole endogene, tanto che è stato completamente ricostruito il genoma del suo Helicobacter pylori.

Le analisi hanno evidenziato la presenza di una percentuale molto alta di grassi nella sua dieta, integrata con carne selvatica, fresca o secca, e cereali. Sono state ritrovate anche tracce di felce tossica.

È stata dimostrata la presenza, rispetto al contenuto di intestino tenue e crasso, di parti di cibo compatte con carattere idrofobico, mentre i tipi di tessuto più diffusi nei campioni analizzati sono fibre muscolari animali e frammenti di piante identificati come crusca, grano e segale.

Un’ulteriore analisi microscopica dei resti vegetali ha identificato polline del grano, polline arboricolo presente nell’aria e un’abbondanza di spore di felce Pteridium aquilinum.

Inoltre, la presenza di altre sostanze presenti nell’olio di coriandolo, nell’olio di limone e in altri oli essenziali, suggerisce che l’uomo del Similau faceva abbondante uso di erbe. Gli elementi più abbondanti trovati nel contenuto dello stomaco sono stati i minerali di ferro, calcio, zinco, magnesio e sodio, coerenti con il consumo di carne rossa o prodotti caseari.

Questi dati suggeriscono che l’ultimo pasto dell’uomo venuto dal ghiaccio era ben bilanciato in termini di minerali essenziali richiesti per una buona salute, senza alcuna evidenza di metalli pesanti tossici come piombo, cadmio o arsenico.

Per quanto riguarda gli animali cacciati e mangiati, l’analisi del DNA ha identificato due tipi di carne, appartenente allo stambecco (Capra ibex) e al cervo (Cervus elaphus).

Contrariamente a quanto emerso dalle prime analisi della mummia, che lo avevano definito come vegetariano, le analisi più recenti lo confermano quindi come onnivoro.

La scoperta delle abitudini dietetiche di questi nostri antenati dell’età del rame svela non solo la composizione dei pasti, ma anche i metodi di lavorazione degli alimenti. Di conseguenza anche le loro attitudini, che sono passate dalla caccia agli animali selvatici all’agricoltura.

 

Cover image volume 28, Issue 13

 

Frank Maixner, et al. The Iceman’s Last Meal Consisted of Fat, Wild Meat, and Cereals. Current Biology. Published: July 12, 2018.

 

 

 

 

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