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Molto bassa l’incidenza di endocardite infettiva, anche nei pazienti ritenuti ad alto rischio

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Vegetation on tricuspid valve by echocardiography. Arrow denotes the vegetation. Daisuke Koya, Kazuyuki Shibuya, Ryuichi Kikkawa and Masakazu Haneda.

Il rischio di endocardite infettiva nei pazienti con valvulopatie o cardiopatie congenite, sottoposti a interventi odontoiatrici invasivi, è da tempo oggetto di dibattito. Se si sono ormai ben delineate le fasce estreme di malati che richiedono o meno il trattamento antibiotico profilattico, esiste una fascia grigia in cui non si riesce a trovare consenso, tanto che anche alcune linee guida non forniscono raccomandazioni imperative.

Aiuta a chiarire il reale rischio di contrarre l’infezione, un recente studio condotto su una popolazione di Taiwan, pubblicato su Circulation.

Sono stati valutati complessivamente oltre 17.000 pazienti, inclusi in due gruppi, con analisi di tipo case-crossover e self-controlled case series, nel corso di un follow-up che raggiungeva la sedicesima settimana dall’intervento.

Entrambi i gruppi includevano anche pazienti sottoposti ad intervento di sostituzione valvolare.

Nel primo gruppo di analisi è stato rilevato un Odds Ratio a 4 settimane di 1,12. Nel secondo gruppo (self-controlled case-series) sono stati osservati 407 endocarditi infettive (5% dei pazienti) nelle prime 4 settimane, con un rapporto di incidenza, aggiustato per l’età di 1,14.

Questi risultati sembrano quindi sostenere l’approccio che tende a limitare l’utilizzo di una profilassi antibiotica in una tipologia molto ristretta di pazienti cardiopatici.

Entrambi i modelli di studio non hanno evidenziato livelli di rischio elevati, neppure nel sottogruppo di pazienti teoricamente ad alto rischio di endocardite infettiva.

Le linee guida ESC sull’endocardite infettiva

Queste le attuali indicazioni alla profilassi antibiotica per l’endocardite batterica secondo le più recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia.

Raccomandazione in classe IIa, livello di evidenza B:

  • Patients with any prosthetic valve, including a transcatheter valve, or those in whom any prosthetic material was used for cardiac valve repair.
  • Patients with a previous episode of infective endocarditis.
  • Patients with congenital heart disease:
    1. Any type of cyanotic congenital heart disease.
    2. Any type of congenital heart diseaserepaired with a prosthetic material, whether placed surgically or by percutaneous techniques, up to 6 months after the procedure or lifelong if residual shunt or valvular regurgitation remains

 

Questo recente studio ha valutato una popolazione con specifici connotati geografici e regionali, ma fornisce peraltro utili indicazioni su quello che potrebbe essere il reale rischio di contrarre l’infezione. Sarebbero certamente utili altri studi indirizzati a questo scopo al fine di far luce su quella zona d’ombra in cui le indicazioni sono ancora incerte.

Ricordiamo che sull’argomento è stata pubblicata recentemente una review sulla rivista JAMA, che abbiamo già presentato nelle scorse settimane.

 

Franco Folino

 

Circulation, volume 138 issue 4 cover

 

Tzu-Ting Chen, et al. Risk of Infective Endocarditis After Invasive Dental Treatments. Case-Only Study. Circulation. 2018;138:356-363.

 

 

 

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