Un trattamento a basse dosi di rivaroxaban, in pazienti asiatici con fibrillazione atriale

Le linee guida della European Heart Rhythm Association sull’uso dei nuovi anticoagulanti orali in pazienti con fibrillazione atriale, raccomanda una dose singola di 20mg/die. Una riduzione di questa posologia, a 15mg/die è indicata solo in caso di riduzione della funzionalità renale, con una clearance della creatinina al di sotto dei 50 ml/min.

Mentre in Europa e nel Nordamerica questi dosaggi sono ormai entrati nella pratica clinica, in Asia viene spesso utilizzato un dosaggio ben inferiore: 10mg/die.

Si tratta quindi di una vasta popolazione di pazienti con fibrillazione atriale che dovrebbe, almeno in teoria, essere esposta ad un rischio più elevato di eventi tromboembolici.

La realtà sembra però diversa.

 

Lo studio

Un gruppo di ricercatori di Taiwan ha voluto analizzare l’andamento clinico di questi pazienti, pubblicando i risultati sulla rivista JACC. Lo scopo è stato quello di verificare se rivaroxaban a basse dosi sia altrettanto efficace della dose standard nella prevenzione degli eventi tromboembolici o di altri eventi cardiovascolari. Inoltre, è stato valutato il rischio di sanguinamento.

L’analisi, retrospettiva, è stata sviluppata utilizzando il National Health Insurance Research Database, considerando i dati raccolti nel periodo 1 maggio 2014 – 30 settembre 2015.

Nel complesso sono state considerate le informazioni sanitarie di 2.373 pazienti trattati con basse dosi di rivaroxaban e di 4.185 pazienti che assumevano dosi standard (15 o 20mg/die).

I risultati hanno evidenziato che i due gruppi di pazienti trattati con dosi standard o basse di rivaroxaban avevano un rischio sovrapponibile di ictus ischemico e embolia sistemica. I soggetti trattati con dose ridotta hanno però dimostrato un rischio significativamente maggiore di infarto miocardico.

Riguardo la valutazione sulla sicurezza, i due gruppi di trattamento hanno espresso un rischio analogo di sanguinamento maggiore e sanguinamento clinicamente rilevante non maggiore.

 

Un bilancio in chiaroscuro

Pur riguardando una popolazione di pazienti con una forte caratterizzazione regionale, questi risultati possono comunque fornire interessanti indicazioni sull’utilizzo del rivaroxaban a basse dosi. La dimostrazione che in questi pazienti vi è un rischio sostanzialmente simile di eventi tromboembolici è rassicurante. Questo vale in particolare per chi utilizza questo farmaco con una posologia inferiore a quella standard, a causa di una disfunzione renale.

Il rischio maggiore evidenziato nei confronti dell’infarto del miocardio è significativo, ma mirato ad un evento che si trova al di fuori delle indicazioni alla terapia con il farmaco anticoagulante.

Va peraltro rimarcato il fatto che la dose ridotta non riduce il rischio di sanguinamento e quindi sostanzialmente non vi sono benefici in termini di sicurezza. Problema che rappresenterebbe l’unico valido motivo per puntare ad una riduzione posologica del farmaco.

 

Franco Folino

 

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Yi-Cheng Lin, et al. Effectiveness and Safety of Standard- and Low-Dose Rivaroxaban in Asians With Atrial Fibrillation. Journal of the American College of Cardiology, Volume 72, Issue 5, July 2018.

 

 

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