Meno complicanze neurologiche con la sostituzione transcatetere della valvola aortica

Nelle prime fasi che seguono la sostituzione valvolare aortica transcatetere, il tasso di ictus è più basso rispetto a quello della procedura chirurgica. A 12 mesi i tassi diventano poi sovrapponibili. Sono questi i principali risultati che emergono da uno studio pubblicato ieri sul Journal of the American College of Cardiology.

Chirurgia e TAVR a confronto

La stenosi della valvola aortica calcifica è la più comune valvulopatia nel mondo occidentale, con un tasso di incidenza del 3% nei pazienti di età ≥75 anni. Una volta che si sviluppano i sintomi, la prognosi di questa malattia è infausta se i pazienti non vengono trattati prontamente.

La sostituzione chirurgica della valvola aortica era considerata il gold standard per il trattamento della stenosi aortica grave, anche in pazienti particolarmente anziani o a rischio chirurgico elevato. Tuttavia, l’introduzione della sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVR) ha portato a un cambio di indicazioni nel trattamento dei pazienti ad alto rischio chirurgico.

I promettenti risultati erano stati però in un primo tempo sminuiti dalla non indifferente incidenza di complicanze neurologiche, con tassi di ictus dopo TAVR quasi doppio rispetto alla sostituzione chirurgica.  In studi più recenti, l’incidenza di eventi cerebrovascolari dopo TAVR sembra essere scesa a tassi paragonabili a quelli della procedura chirurgica.

Il miglioramento dei dispositivi valvolari e delle tecniche di impianto stanno così portando sempre più spesso a proporre la TAVR anche in pazienti a rischio chirurgico intermedio o addirittura basso (vedi un recente articolo in altra parte del giornale).

L’ictus associato alla sostituzione della valvola aortica, nella stenosi calcifica, tramite impianto transcatetere o tramite sostituzione chirurgica, resta peraltro una delle complicanze più devastanti. Questo evento porta ad un sostanziale aumento di mortalità e morbilità.

Lo studio

Gli autori di questo nuovo studio hanno voluto valutare gli eventi neurologici che hanno fatto seguito a una TAVR o a una sostituzione valvolare chirurgica in oltre 1.600 pazienti con rischio chirurgico intermedio.

La popolazione di pazienti analizzata è stata quello dello studio randomizzato SURTAVI, i cui risultati principali sono già stati pubblicati lo scorso anno sul New England Journal of Medicine.

I tassi di eventi neurologici e la qualità della vita dei pazienti sono stati analizzati a 30 giorni, 6 mesi e 12 mesi dopo la procedura.

I risultati hanno evidenziato come le percentuali di encefalopatia a 30 giorni e post-procedurale erano più alte dopo il trattamento chirurgico rispetto alla TAVR (5,4% vs 3,3%). A 12 mesi però, il tasso di ictus è diventato simile tra le due procedure (6,9% vs 5,2%).

L’ictus precoce e l’encefalopatia precoce hanno causato un’elevata mortalità a 12 mesi in entrambi i gruppi di trattamento.

A 30 giorni dalla procedura, la qualità della vita dopo un ictus precoce era significativamente più bassa nei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico rispetto a quelli trattati con TAVR. Questo indice è però diventato simile a 6 e 12 mesi.

Una situazione in evoluzione

Questo studio sembra quindi indicare minori complicanze neurologiche precoci nei pazienti in cui la valvola aortica è stata sostituita con un a procedura transcatetere. Solo a distanza di un anno la TAVR e la chirurgia diventano equivalenti in termini di incidenza di ictus. Anche in termini di qualità di vita i risultati sembrano favorevoli alla TAVR.

Già la prima analisi dello studio SURTAVI aveva dimostrato come la TAVR era un’alternativa “non inferiore” alla chirurgia nei pazienti con grave stenosi aortica a rischio chirurgico intermedio. Questa nuova analisi porta nuovi dati a favore della procedura transcatetere e la avvicina a formali indicazioni per l’utilizzo in pazienti a rischio chirurgico intermedio.

 

Franco Folino

 

Andras P. Durko, et al. Neurological Complications After Transcatheter Versus Surgical Aortic Valve Replacement in Intermediate-Risk Patients. Journal of the American College of Cardiology, VOL. 72, NO. 18, 2018.

 

 

 

 

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