Alirocumab riduce gli eventi cardiovascolari ricorrenti nei pazienti con sindrome coronarica acuta

Un trattamento con alirocumab riduce il rischio di eventi ricorrenti ischemici nei pazienti con sindrome coronarica acuta, già trattati con statine ad alta intensità. Sono questi i promettenti risultati dello studio ODYSSEY OUTCOMES, pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicine.

Un anticorpo monoclonale per l’ipercolesterolemia: alirocumab

Alirocumab è un farmaco indicato nel trattamento di seconda linea dell’ipercolesterolemia. Viene quindi utilizzato quando dieta e statine non sono in grado di ridurre in modo adeguato i livelli di colesterolo ematico.

In particolare, viene impiegato nelle persone con ipercolesterolemia familiare e in quelle con malattie aterosclerotiche tali da comportare un rischio cardiovascolare particolarmente elevato. Viene somministrato per via sottocutanea.

Alirocumab è un anticorpo monoclonale umano che agisce inibendo il PCSK9 (Proprotein convertase subtilisin/kexin type 9). Questo è un enzima che modula il numero di recettori della membrana cellulare che legano le lipoproteine LDL e di conseguenza ne regola la clearance. L’inibizione del PCSK9 previene quindi la degradazione del recettore cellulare e facilita di conseguenza la rimozione del colesterolo LDL dal circolo.

Dalla sua creazione differenti sperimentazioni hanno cercato di documentarne gli effetti sui livelli di colesterolo ematico e sugli eventi clinici, ottenendo risultati promettenti.

Lo studio

Considerando che i pazienti con sindrome coronarica acuta sono ad alto rischio eventi ischemici ricorrenti, gli autori hanno cercato di determinare se alirocumab sia in grado di ridurre in questi pazienti gli eventi cardiovascolari successivi.

Lo studio, randomizzato e controllato con placebo, ha coinvolto oltre 18.000 pazienti già trattati con statine ad alta intensità. Il loro colesterolo LDL medio doveva essere di almeno 70 mg per decilitro.

Il trattamento prevedeva alirocumab alla dose di 75 mg ogni 2 settimane. La dose è stata quindi aggiustata per raggiungere un livello di colesterolo LDL compreso tra 25 e 50 mg per decilitro.

L’endpoint primario era un composito di morte per malattia coronarica, infarto miocardico non fatale, ictus ischemico fatale, o non fatale, o angina instabile che richiedeva il ricovero.

In un intervallo di osservazione di 2,8 anni questo endpoint si è verificato nel 9,5% dei pazienti in trattamento attivo e nell’11,1% di quelli inclusi nel gruppo di controllo (hazard ratio 0,85). I decessi si sono verificati a loro volta nel 3,5% dei pazienti che avevano assunto alirocumab nel 4,1% di quelli inclusi nel gruppo di controllo.

Importante sottolineare come i migliori benefici siano stati ottenuti nei pazienti con un livello di colesterolo LDL al basale maggior o uguale a 100 mg/dL.

Per quanto riguarda la sicurezza del trattamento, i pazienti in trattamento attivo hanno registrato un maggior numero di reazioni locali, nel sito di iniezione, ma per il resto l’incidenza di eventi avversi è stata simile nei due gruppi.

Un trattamento irrinunciabile?

Questo studio fornisce un ulteriore tassello a favore del trattamento con gli inibitori del PCSK9 nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare. Il maggior limite alla loro diffusione è certamente l’elevato costo del preparato, che ad oggi, per alirocumab, è di circa 640 euro per una confezioni con due dosi di farmaco.

Le reazioni cutanee nel sito di iniezione sono piuttosto comuni (In questo studio si sono verificate nel 3,8% dei pazienti), ma non così frequenti da minare l’utilizzo del farmaco.

Restano quindi da rinforzare le evidenze scientifiche a favore di questa classe di farmaci, con una precisa caratterizzazione dei pazienti che ne possono beneficiare maggiormente, tanto da ampliarne le indicazioni proposte dalle linee guida. A quel punto anche il costo elevato non sarà più in grado di ostacolarne la sua diffusione. Lo studio è stato sponsorizzato da Sanofi e Regeneron Pharmaceuticals.

 

Franco Folino

 

Gregory G. Schwartz, et al. Alirocumab and Cardiovascular Outcomes after Acute Coronary Syndrome. N Engl J Med 2018; 379:2097-2107.

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

quindici − 1 =