Messo a punto un nuovo trattamento per i tumori legati all’oncogene KRAS

Un nuovo farmaco anticancro che prende di mira un’anomalia genetica comune e specifica ha mostrato risultati promettenti in uno studio su tumori del topo e umani. La ricerca, che include il primo rapporto noto del trattamento con inibitori del KRAS negli studi clinici sull’uomo, è stata pubblicata sulla rivista Nature nei giorni scorsi.

Il gene KRAS e lo sviluppo dei tumori

Il gene KRAS, quando svolge normalmente la sua funzione, funge da interruttore per i segnali che vengono trasmessi da cellula a cellula, spegnendoli o accendendoli. In questo modo il gene ha un ruolo importante nei processi di controllo della proliferazione cellulare.

Nel caso in cui venga alterato, subendo una mutazione, i segnali inibitori si interrompono e prevalgono quindi quelli positivi che lasciano proliferare le cellule liberamente, senza più alcun controllo. In questa situazione possono svilupparsi i tumori.

Il suo nome deriva dal fatto che fu identificato come possibile oncogene per la prima volta nel virus del sarcoma di Kirsten RAt.

Molti tumori umani sono innescati da una mutazione nell’oncogene KRAS. Circa il 13% degli adenocarcinomi polmonari, il 3% dei tumori del colon-retto e il 2% di altri tumori solidi contengono una mutazione del KRAS.

Un farmaco per i tumori

In questo nuovo studio, Jude Canon e colleghi descrivono lo sviluppo di un farmaco antitumorale chiamato AMG 510, che inibisce l’attività dell’oncogene KRAS.

Nei modelli murini di cancro legati ad una mutazione del gene KRAS, il trattamento ha contribuito a ridurre, e in alcuni casi eradicare, il tumore in crescita.

Lo studio riporta anche risposte positive in due pazienti con tumori mutanti KRAS da uno studio di aumento della dose. Dopo 6 settimane di trattamento, il tumore di un paziente si era ridotto del 34% e il tumore dell’altro paziente si era ridotto del 67%. Questo è il primo rapporto di pazienti con cancro che hanno risposto a un inibitore KRAS diretto, selettivo per la mutazione.

Inoltre, nei modelli murini di carcinoma del colon-retto, il trattamento ha creato anche un microambiente pro-infiammatorio attorno al tumore. Questo effetto ha reso il tumore più sensibile ad altri farmaci antitumorali, ha generato una risposta immunitaria adattiva e ha portato a cure durature negli animali. Nel loro insieme, i risultati suggeriscono che il farmaco potrebbe funzionare bene da solo o in combinazione con altre strategie anticancro.

 

 

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