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COVID-19: l’uso di statine riduce decessi ed eventi gravi

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Una ricerca pubblicata nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista The Public Library of Science ONE, PLOS ONE, ha esaminato la relazione tra l’uso di farmaci per controllare i livelli di colesterolo o la pressione sanguigna e il rischio di morte tra le persone ricoverate in ospedale a causa di COVID-19.

In un’analisi di oltre 10.000 pazienti ospedalizzati negli Stati Uniti per COVID-19, l’uso di statine per abbassare il colesterolo, assunte già prima di essere ricoverati, è stato associato a una riduzione di oltre il 40% dei decessi in ospedale e a una maggiore riduzione del 25% del rischio di sviluppare un esito grave. L’analisi ha confrontato pazienti simili che usavano o meno statine o farmaci antipertensivi, tra quelli con e senza condizioni di salute pregresse.

“All’inizio della pandemia, ci si è chiesti se alcuni farmaci cardiovascolari potessero peggiorare le infezioni da COVID-19”, ha affermato Lori Daniels, autrice principale dello studio, professore e direttore dell’Unità di terapia intensiva cardiovascolare presso la UC San Diego Health. “Abbiamo scoperto che non solo le statine e i farmaci antipertensivi sono sicuri, ma possono benissimo essere protettivi nei pazienti ricoverati in ospedale per COVID-19, specialmente in quelli con una storia di ipertensione o malattie cardiovascolari”.

Analizzati i dati di 10.541 pazienti ricoverati con COVID-19

Questa ricerca ha cercato di comprendere le relazioni tra la precedente esposizione ai farmaci, le condizioni di salute esistenti e gli esiti di COVID-19 utilizzando i dati del registro delle malattie cardiovascolari COVID-19 dell’American Heart Association. Il Registro CVD COVID-19, alimentato dalla piattaforma Get With The Guidelines® dell’American Heart Association, contiene dati sanitari anonimi sui pazienti trattati per COVID-19 in oltre 140 ospedali partecipanti in tutto il paese. A luglio 2021, i dati di oltre 49.000 cartelle cliniche erano stati inseriti nella piattaforma.

Per questo nuovo studio sono stati utilizzati i dati di 10.541 pazienti ricoverati con COVID-19 fino a settembre 2020. Il 42% dei soggetti usava statine prima del ricovero. La morte (o la dimissione in hospice) è avvenuta nel 21% dei pazienti.

L’uso ambulatoriale di statine, da sole o con antipertensivi, è stato associato a un ridotto rischio di morte con un odds ratio aggiustato di 0,59. Nelle analisi propensity-matched, l’uso di statine e/o antipertensivi è stato associato a un ridotto rischio di morte tra i soggetti con una storia di malattia cardiovascolare e/o ipertensione con un odds ratio aggiustato di 0,68.

I ricercatori propongono diversi meccanismi plausibili alla base di questo effetto protettivo esercitato dalle statine. Un ruolo centrale potrebbe essere giocato dalle proprietà infiammatorie di questi farmaci che potrebbero mitigare direttamente la grave infiammazione e successiva tempesta di citochine e disfunzione endoteliale rilevata in corso di COVID-19.

Gli autori concludono che i loro risultati sono a favore di una continuazione e l’inizio aggressivo delle statine e delle terapie antiipertensive tra i pazienti a rischio di COVID-19, se questi trattamenti sono indicati in base alle condizioni mediche di base.

 

 

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