Home Cardiologia SPECIALE CONGRESSO AHA 2021: anticoagulanti e decadimento cognitivo

SPECIALE CONGRESSO AHA 2021: anticoagulanti e decadimento cognitivo

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Secondo un recente studio, presentato nei giorni scorsi nel corso del congresso annuale dell’American Heart Association, il farmaco anticoagulante dabigatran ha prodotto risultati simili al warfarin nella prevenzione del declino cognitivo negli anziani con fibrillazione atriale, dopo due anni di trattamento.

Gli anticoagulanti orali nella prevenzione dell’ictus

La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più comune negli anziani ed è associata ad un aumentato rischio di ictus, deterioramento cognitivo e demenza. L’ictus può verificarsi quando un coagulo di sangue blocca il flusso di sangue al cervello e gli anticoagulanti orali, i farmaci che prevengono la formazione di coaguli di sangue, come dabigatran e warfarin sono in genere prescritti per prevenire l’ictus. Dabigatran è risultato essere paragonabile al warfarin per la prevenzione dell’ictus, ma ha anche evidenziato un minor rischio di complicanze emorragiche maggiori.

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Ricerche precedenti hanno scoperto che le persone con fibrillazione atriale che assumono terapia anticoagulante orale hanno un minor rischio di demenza, tuttavia, il meccanismo coinvolto in questo effetto è sconosciuto e precedenti studi clinici non hanno valutato gli esiti del danno cognitivo e funzionale tra i pazienti.

“È possibile che il declino cognitivo sia correlato alla formazione di piccoli coaguli di sangue nel cervello, che possono essere attaccati da farmaci efficaci che prevengono i coaguli di sangue”, ha affermato l’autore principale dello studio Bruno Caramelli, professore associato di medicina presso l’Università di Sao Paolo, in Brasile. “Dal momento che dabigatran offre uno stato anticoagulante più stabile, abbiamo studiato se potrebbe essere più efficace del warfarin per la prevenzione del declino cognitivo nei pazienti con fibrillazione atriale”.

Lo studio GIRAF

Lo studio, noto come GIRAF, (acronimo di CoGnitive Impairment Related to Atrial Fibrillation) è uno studio prospettico multicentrico della durata di due anni, svolto in Brasile, che ha valutato gli effetti di dabigatran e warfarin sul deterioramento cognitivo e funzionale, sull’insorgenza di emorragie e sulle complicanze cerebrovascolari nei pazienti anziani con fibrillazione atriale.

Questo studio ha incluso 200 adulti di età superiore ai 70 anni con fibrillazione atriale confermata. Circa il 62% dei partecipanti allo studio era di sesso maschile. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a prendere dabigatran (110 o 150 mg due volte al giorno) o warfarin (una volta al giorno, dose controllata in base all’INR) per due anni. I pazienti hanno anche eseguito una risonanza magnetica cerebrale alla visita basale e dopo due anni, per identificare possibili eventi cerebrovascolari silenti.

I partecipanti hanno completato valutazioni cognitive e funzionali di 90 minuti alle visite di follow-up di un anno e di due anni.

Prevenire il declino cognitivo

I ricercatori hanno scoperto che dopo due anni a nessun partecipante è stata diagnosticata una demenza. Considerando l’intera popolazione dello studio, c’era meno di mezzo punto di differenza (statisticamente non significativo) tra i partecipanti allo studio che assumevano warfarin e quelli che assumevano dabigatran, in base a scale che avevano misurato la memoria, le funzioni esecutive, il linguaggio e l’attenzione.

Questi risultati evidenziano l’importanza di un adeguato trattamento anticoagulante per ridurre il declino cognitivo nei pazienti anziani con fibrillazione atriale. Inoltre, i ricercatori del GIRAF hanno concluso che tra i pazienti più anziani con fibrillazione atriale, trattati adeguatamente con warfarin o dabigatran, non vi era alcuna differenza negli esiti cognitivi dopo due anni di trattamento.

“Gli aspetti cognitivi sono importanti per i pazienti con fibrillazione atriale e questi risultati potrebbero aiutare a guidare la decisione su quale farmaco anticoagulante orale debba essere prescritto”, ha affermato Caramelli. “Sono necessari ulteriori studi per esplorare nuovi concetti sulla potenziale prevenzione del declino cognitivo e sui possibili benefici del trattamento per i pazienti con fibrillazione atriale e le loro famiglie”.

 

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