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Un acido grasso contenuto nell’olio di palma favorisce le metastasi delle cellule cancerose

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Una recente ricerca ha evidenziato come l’esposizione ad alte concentrazioni di un acido grasso alimentare contenuto nell’olio di palma, l’acido palmitico, favorisce la metastasi delle cellule cancerose della bocca e della pelle nei topi. Lo studio è stato pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Nature.

I cambiamenti nell’assorbimento e nel metabolismo degli acidi grassi sono stati collegati alla metastasi del cancro, il processo mediante il quale le cellule tumorali si diffondono ad altre parti del corpo. Tuttavia, non è chiaro quali acidi grassi alimentari in particolare potrebbero essere responsabili di questi cambiamenti e i meccanismi biologici coinvolti.

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L’acido palmitico ha aumentato la penetranza e le dimensioni delle metastasi

Salvador Benitah e colleghi hanno esposto le cellule del cancro della bocca e della pelle umane a uno di tre tipi di acidi grassi alimentari – acido palmitico (il principale acido grasso saturo contenuto nell’olio di palma), acido oleico o acido linoleico – per quattro giorni, prima di introdurli nei tessuti corrispondenti nei topi alimentati con una dieta standard.

Sebbene l’inizio del tumore non sia stato influenzato da nessuno degli acidi grassi studiati, l’acido palmitico ha aumentato significativamente sia la penetranza che le dimensioni delle lesioni metastatiche esistenti. Nessun effetto così significativo è stato osservato per l’acido oleico o linoleico.

Le cellule tumorali pro-metastatiche conservavano anche la “memoria” dell’esposizione ad alti livelli di acido palmitico. Ad esempio, i tumori di topi nutriti con una dieta ricca di olio di palma per soli dieci giorni o le cellule tumorali esposte transitoriamente all’acido palmitico in laboratorio per quattro giorni sono rimasti altamente metastatici, anche se trapiantati in topi alimentati con una dieta normale.

Questo processo è associato a cambiamenti epigenetici – modificazioni molecolari che alterano i modelli di espressione genica senza che il DNA stesso venga alterato – nelle cellule metastatiche che sembra quindi mediare la stimolazione a lungo termine delle metastasi.

Secondo gli autori questi risultati possono aiutare nell’identificazione di nuove terapie per il cancro.

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