Home Cardiologia Utilizzare la tecnica dei vaccini COVID-19 per riparare il cuore infartuato

Utilizzare la tecnica dei vaccini COVID-19 per riparare il cuore infartuato

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Infarto miocardico posteriore. Patrick J. Lynch, medical illustrator

È in fase di sperimentazione un metodo che consente di inserire materiale genetico nelle cellule e in questo modo riparare il muscolo cardiaco danneggiato dopo un infarto. La rivoluzionaria ricerca è stata presentata nelle scorse settimane nel corso del congresso Frontiers in CardioVascular Biomedicine 2022, un evento scientifico della Società Europea di Cardiologia.

Istruire le cellule del cuore a ripararsi dopo un infarto

I vaccini COVID-19 a RNA messaggero (mRNA) utilizzano nanoparticelle lipidiche, minuscole goccioline di grasso, per fornire l’mRNA alle cellule del corpo. Questo mRNA istruisce le cellule a produrre una proteina spike fittizia sulla loro superficie per imitare la proteina sul virus che causa COVID-19. Di conseguenza, il corpo attiva una risposta immunitaria creando anticorpi che possono essere utilizzati se l’individuo viene successivamente infettato dal virus.

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In questo nuovo studio è stato utilizzato un metodo simile per l’inserimento di mRNA, in ambito cardiologico. Tuttavia, invece di mirare a una risposta immunitaria, l’obiettivo finale dei ricercatori era quello di istruire le cellule del cuore a ripararsi dopo un infarto.

Questo studio preliminare è stato condotto per determinare se l’mRNA potrebbe essere indirizzato con successo al tessuto muscolare cardiaco veicolandolo in nanoparticelle lipidiche.

I ricercatori hanno iniettato diverse formulazioni nella parete ventricolare sinistra dei cuori di topo, durante un intervento chirurgico a torace aperto, in anestesia generale. Ventiquattro ore dopo la somministrazione, i topi sono stati sacrificati ed è stata esaminata la posizione della traduzione dell’mRNA.

I livelli più alti di traduzione dell’mRNA sono stati trovati nelle cellule del fegato

I ricercatori hanno scoperto che l’mRNA ha raggiunto con successo le cellule del cuore 24 ore dopo l’iniezione. Tuttavia, nonostante l’iniezione nel cuore, i livelli più alti di traduzione dell’mRNA sono stati trovati nelle cellule del fegato e della milza.

L’autrice dello studio, la dott.ssa Clara Labonia, dell’University Medical Center di Utrecht, nei Paesi Bassi, ha affermato: “Ci si aspettava un’elevata espressione nel fegato, poiché metabolizza le nanoparticelle lipidiche. Tuttavia, è stato incoraggiante vedere che c’era una traduzione dell’mRNA anche nel tessuto cardiaco, il che significa che le nanoparticelle lipidiche potrebbero funzionare come sistemi di rilascio per la terapia dell’mRNA”.

Ha concluso: “Il prossimo passo di questa ricerca è testare più formulazioni e scegliere quella che mira in modo più efficiente al tessuto cardiaco. Valuteremo quindi se la somministrazione di mRNA a topi con cuore ischemico ha qualche effetto terapeutico”.

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