Un nuovo bersaglio per l’ipertensione arteriosa: il recettore CXCR2

Sono ormai molti anni che non vengono proposti nuovi farmaci per la terapia dell’ipertensione arteriosa. Dopo l’entrata in commercio di aliskiren, nel 2009, abbiamo assistito esclusivamente alla nascita di nuove associazioni precostituite di vecchi farmaci. Molte combinazioni, molti dosaggi, ma nulla di realmente innovativo.

E’ facile pensare che questo sia principalmente dovuto alla carenza di risorse economiche per promuovere la ricerca, non solo a livello istituzionale, ma soprattutto nelle aziende del settore farma, che da molto tempo ormai stanno ridimensionando in modo cospicuo gli investimenti nello sviluppo di nuove molecole.

Un gruppo di ricercatori cinesi propone ora un nuovo possibile punto di attacco per la terapia dell’ipertensione arteriosa: il recettore CXCR2.

Questa proteina, scoperta nel 1991 nei neutrofili, è un recettore per l’interleuchina 8 ed è stato inizialmente qualificato come un modulatore dell’infiammazione. A lui si lega anche la chemochina 1, implicata nello sviluppo del melanoma, ed ha dimostrato di mediare effetti angiogenici, in cellule endoteliali microvascolari intestinali.

D’altra parte sappiamo come l’infiammazione sia un processo che può coinvolgere il sistema vascolare, inducendo l’aterogenesi a livello della parete dei vasi e promuovendo lo sviluppo dell’ipertensione arteriosa.

Lo scopo di questo studio, pubblicato online in anteprima sulla rivista Circulation, è stato quello di definire il ruolo del recettore CXCR2 nella patogenesi dell’ipertensione arteriosa e della disfunzione vascolare indotta da stimoli ipertensivi.

A questo scopo sono stati valutati topi Knock-Out per il CXCR2, topi trattati con inibitori del CXCR2, e topi chimerici ingegnerizzati per la mancanza del recettore CXCR2 solo nelle cellule ematopoietiche.

I risultati hanno dimostrato come l’angiotensina II induce un incremento nell’espressione del recettore CXCR2. Al contempo, nei topi knockout e nei topi in cui si induceva un’inibizione farmacologica del CXCR2, si osservava una marcata riduzione dell’angiotensina II, una riduzione dello spessore aortico, della deposizione di collagene, dell’accumulo di cellule pro-infiammatorie nella parete vascolare e dell’espressione delle citochine.

All’interno di questo studio è stato inoltre valutato un gruppo di pazienti ipertesi, messo a confronto con un gruppo di controllo di normotesi, ed è stato dimostrato che nei primi vi era una concentrazione più elevata di cellule pro-infiammatorie attivate dal recettore CXCR2.

L’attività di questo recettore è certamente molto complessa e coinvolge differenti processi a livello cellulare. Questo studio dimostra però chiaramente come differenti stimoli portano all’ipertensione arteriosa attraverso la sua attivazione.

Capire con più precisione il suo ruolo a livello del sistema circolatorio, può aprire a nuove conoscenze nella fisiopatologia dell’ipertensione arteriosa e quindi a nuovi possibili trattamenti farmacologici. Risorse permettendo.

 

Circulation: 134 (15)

 

Wang L, et al. Genetic and Pharmacologic Inhibition of the Chemokine Receptor CXCR2 Prevents Experimental Hypertension and Vascular Dysfunction. Circulation – Online first – October 2016.

LIBERO ACCESSO

 

 

 

 

 

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