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Livelli elevati di lipoproteina(a) sono un fattore prognostico negativo anche in soggetti con malattia coronarica non-ostruttiva.

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Lipoproteina(a)/Wikipedia

La lipoproteina(a) è da tempo un noto fattore di rischio nella popolazione generale per l’aterosclerosi, ed in particolare la malattia coronarica e l’ictus. Inoltre, si associa ad una prognosi peggiore in pazienti con malattia coronarica cronica e in quelli con sindrome coronarica acuta.

 

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Qual è il suo valore prognostico della lipoproteina(a) nei pazienti con malattia coronarica non-ostruttiva?

Cerca di rispondere a questa domanda un recente studio pubblicato online sull’American Journal of Cardiology che ha valutato 451 pazienti, con un’età media di 58 anni. Tutti erano stati sottoposti ad un’angiografia coronarica elettiva, per una sospetta coronaropatia, presentavano sintomi toracici tipici o atipici ed un qualsiasi test di stress cardiaco indicativo di ischemia. La cardiopatia coronarica non ostruttiva è stata definita come una stenosi angiografica maggiore o uguale al 50% in qualsiasi arteria epicardica principale. L’endpoint primario composito era rappresentato da morte cardiaca e sindrome coronarica acuta.

 

I risultati

Il livello medio di lipoproteina(a) in tutta la popolazione studiata è risultato di 15,3 mg/dL. Nel corso di un follow-up medio di 32 mesi si sono verificati 15 casi di morte cardiaca e 22 casi di sindrome coronarica acuta. I pazienti con eventi clinici avevano livelli significativamente più elevati di lipoproteina(a), alla valutazione basale, rispetto ai pazienti senza eventi. Le curve di Kaplan-Meier hanno evidenziato come un livello elevato di lipoproteina(a) si associava ad un numero maggiore di eventi clinici, mentre la regressione multivariata di Cox, dimostrava che l’incremento di questa frazione lipidica rappresenta un significativo indice predittivo indipendente di eventi cardiovascolari a lungo termine, dopo l’aggiustamento per altri fattori confondenti. Il valore ottimale di cut-off di lipoproteina(a) per la previsione di eventi cardiovascolari è risultato di 17,7 mg/dl, evidenziando una sensibilità dell’84% e una specificità del 59%.

 

Nuove informazioni per stratificare il rischio

Da studi pubblicati negli scorsi anni, si sa che la malattia coronarica non ostruttiva si associa ad un incremento di rischio del 28-44%, per eventi cardiovascolari maggiori, quali l’infarto del miocardio o la morte. Questo studio aggiunge ulteriori utili informazioni che riguardano i soggetti affetti da questa condizione, identificando un fattore di rischio indipendente in grado di aiutare a migliorare la stratificazione prognostica.

Sulla base di questi risultati, si può inoltre ipotizzare che i pazienti con elevati livelli di lipoproteina(a) e malattia coronarica non ostruttiva, potrebbero beneficiare di una terapia ipolipemizzante più aggressiva.

 

 

 

Hao Xie, et al. Long-Term Prognostic Value of Lipoprotein(a) in Symptomatic Patients With Nonobstructive Coronary Artery Disease. Am J Cardiol 2017. Published online.

 

 

 

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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