Home Cardiologia Serve una nuova classificazione per il diabete?

Serve una nuova classificazione per il diabete?

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Sono ormai alcuni anni che si sente parlare della necessità di una revisione della classificazione del diabete, al fine di identificare categorie più precise di pazienti.

Al momento però, i pazienti vengono inquadrati nelle due principali forme di diabete: tipo 1, che necessita sin dall’esordio di un trattamento insulinico; tipo 2, che non necessita, salvo casi particolari, di un trattamento insulinico. Caso a parte è il diabete gestazionale, una forma di malattia che compare durante la gravidanza e che solitamente si risolve con essa.

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Questa semplice dicotomia delle forme di diabete non tiene però conto dell’estrema eterogeneità della sindrome ed è giustificata solo dalle nostre incomplete conoscenze sui suoi meccanismi eziopatogenetici.

Di conseguenza, è sempre maggiore il numero di casi che non è possibile inquadrare in tali forme.

Un recente articolo, pubblicato sul The Lancet diabetes & endocrinology, cerca ora di proporre una classificazione più dettagliata della malattia, nel tentativo di fornire un trattamento personalizzato ai pazienti e di identificare i soggetti con un maggior rischio di complicanze.

Lo studio ha analizzato i dati provenienti da cinque database scandinavi e ha classificato i malati in base a sei variabili: anticorpi anti-glutammato decarbossilasi, età alla diagnosi, BMI, HbA1c, stima della funzionalità β-cellulare e insulino-resistenza.

Sono così stati identificati cinque classi di malati, con differenti caratteristiche e rischio di complicazioni diabetiche.

La prima classe ha incluso il 6,4% dei pazienti, che erano caratterizzati da una malattia ad esordio precoce,

un BMI relativamente basso, uno scarso controllo metabolico, carenza di insulina e presenza di anticorpi anti decarbossilasi dell’acido glutammico. Questa forma è stata etichettata come diabete autoimmune grave.

La seconda classe ha incluso il 17,5% dei pazienti analizzati. Le loro caratteristiche erano simili a quelle del gruppo precedente, ma non vi era positività per gli anticorpi anti decarbossilasi dell’acido glutammico. In questo caso la malattia è stata classificata come diabete insulino-carente grave.

La terza classe ha incluso pazienti (15,3%) caratterizzati da resistenza all’insulina e elevato BMI, ed è stata etichettata come diabete insulinoresistente severo.

Il 21, 6% dei pazienti è stato incluso nella quarta classe, ed erano caratterizzati da obesità ma non da resistenza insulinica, così che la malattia è stata definita come diabete lieve correlato all’obesità.

Infine, la percentuale maggiore di pazienti (39,1%) è stata inclusa nella quinta classe. Erano i più anziani, avevano caratteristiche simili a quelle della quarta classe, ma evidenziavano solo modesti squilibri metabolici.

Per quanto riguarda le conseguenze sul piano clinico, i pazienti della terza classe hanno evidenziato un rischio significativamente più elevato di malattia renale diabetica rispetto agli individui delle classi 4 e 5, anche se ricevevano un trattamento farmacologico simile. I pazienti inclusi nella terza classe hanno avuto anche la più alta prevalenza di steatosi epatica non alcolica. I pazienti inclusi nella seconda classe hanno mostrato un rischio più elevato di retinopatia. L’intervallo più breve di tempo che ha portato all’uso di insulina è stato registrato nella prima e nella seconda classe.

Questo studio sembra dimostrare come una più accurata classificazione dei pazienti diabetici, bassata su sei semplici parametri, possa consentire non solo un miglioramento delle strategie terapeutiche, ma anche una più precisa caratterizzazione dei profili di rischio. Si tratta probabilmente di un ulteriore passo concreto, a sostegno della necessità di una nuova classificazione del diabete.

 

Cover image volume 6, Issue 3

 

Emma Ahlqvist, et al. Novel subgroups of adult-onset diabetes and their association with outcomes: a data-driven cluster analysis of six variables. Lancet Diabetes Endocrinol 2018, Published Online March 1, 2018.

 

 

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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