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Meglio smettere di fumare e ingrassare o e meglio continuare a fumare?

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Sovrappeso, obesità e il fumo di sigaretta sono importanti fattori di rischio per la salute. Solitamente il fumo di sigaretta è associato ad una riduzione del peso corporeo mentre la sua cessazione, in assenza di provvedimenti adeguati, si accompagna ad aumento del peso.

La maggior parte dei fumatori che smettono hanno un aumento di peso, in particolare entro il primo anno. Questo può persistere fino a 8 anni dalla cessazione del fumo.

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Alcune caratteristiche individuali possono favorire l’aumento di peso dopo la cessazione del fumo, ma i meccanismi implicati sono differenti. Tra i principali vi sono un maggiore apporto energetico, una riduzione del metabolismo a riposo e una diminuzione dell’attività fisica.

D’altra parte, si ritiene che i benefici per la salute derivanti dalla cessazione del fumo superino di gran lunga i rischi che derivano dall’aumento del peso corporeo. Ma è realmente così?

A cercare di dare una risposta definitiva a questo dilemma arriva uno studio condotto da un gruppo di ricercatori cinesi e statunitensi.

L’aumento di peso dopo la cessazione del fumo: quali conseguenze?

Gli autori dell’articolo, pubblicato sul New England Journal of Medicine, hanno analizzato tre studi di coorte che hanno coinvolto uomini e donne negli Stati Uniti. Tra loro sono stati identificati i soggetti che avevano smesso di fumare, che sono poi stati valutati in modo prospettico per i cambiamenti nello stato del fumo e del peso corporeo. Tra coloro che avevano smesso di fumare, sono stati inoltre valutati i rischi per diabete di tipo 2, morte per malattie cardiovascolari e morte per qualsiasi causa, correlandoli alle variazioni di peso dopo la cessazione del fumo.

I risultati dello studio: meglio smettere di fumare

Il rischio di diabete di tipo 2 è risultato più elevato in chi aveva smesso di fumare da poco tempo (2-6 anni) dalla cessazione del fumo) rispetto ai soggetti che continuavano a fumare (hazard ratio 1,22). Valutandolo in modo continuo, il rischio per questa malattia ha raggiunto il suo picco tra i 5 e i 7 anni dalla cessazione del fumo ed è poi gradualmente diminuito. Questo aumento transitorio del rischio di diabete di tipo 2 era direttamente proporzionale all’aumento di peso. Al contrario, il rischio non era aumentato tra i soggetti che avevano interrotto il fumo senza aumentare di peso.

Per quanto riguarda la mortalità, non è stato riscontrato alcun aumento, indipendentemente dal cambiamento di peso indotto dalla cessazione del fumo.

Rispetto ai fumatori, gli hazard ratio per morte da malattia cardiovascolare erano 0,69 per chi aveva smesso di fumare di recente e non aveva avuto un aumento di peso, 0,47 tra quelli con aumento di peso da 0,1 a 5,0 kg, 0,25 tra quelli con aumento di peso da 5,1 a 10kg, 0,33 tra quelli con aumento di peso superiore a 10,0 kg e 0,50 tra i soggetti che avevano mantenuto la cessazione del fumo a lungo termine (> 6 anni). Associazioni simili sono state osservate anche per la morte da qualsiasi causa.

Quanto evidenziato da questa accurata ricerca sembra quindi deporre in modo netto a favore di una cessazione del fumo. Anche in presenza di un aumento di peso, smettere di fumare comporta benefici certamente maggiori rispetto ai problemi causati dall’aumento di peso.

L’unico punto da considerare è che l’incremento poderale può influenzare in modo significativo il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2.

Questi aspetti vanno discussi con il soggetto fumatore, poiché l’aumento di peso può essere un ostacolo alla cessazione del fumo, o peggio, una ragione per ricominciare a fumare.

 

Franco Folino

 

Yang Hu, et al. Smoking Cessation, Weight Change, Type 2 Diabetes, and Mortality. N Engl J Med 2018; 379:623-632.

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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