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Se si dorme poco (o troppo) si sviluppa più aterosclerosi

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Meno sono le ore di sonno e più si rischia di sviluppare aterosclerosi. Queste in sintesi le conclusioni di un recente studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. Anche un sonno particolarmente frammentato sembra influire negativamente sullo sviluppo di queste alterazioni della parete vascolare.

Sonno e aterosclerosi

Se le correlazioni tra apnee del sonno e sviluppo di aterosclerosi sono state oggetto di numerosi studi, al contrario poco interesse è stato rivolto alla relazione che esiste tra la durata del sonno e l’aterosclerosi.

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In generale, sappiamo come la durata e la qualità del sonno abbiano un ruolo importante per una buona salute. In questo senso viene raccomandata una durata del riposo notturno di almeno 7-8 ore.

Allo stesso tempo è però evidente che esiste una sostanziale variabilità interindividuale. Esistono soggetti che superano i limiti raccomandati e altri che invece dormono solo per poche ore.

Il sonno è influenzato da numerosi fattori, quali l’orario di lavoro, gli impegni sociali e le attività del tempo libero, ma esiste anche una sorta di predisposizione “innata”.

Alcuni precedenti studi hanno indicato come sia il troppo che il troppo poco sonno possono portare ad un maggior numero di eventi cardiovascolari. Va detto però che non veniva valutata la possibilità che le durate estreme del sonno fossero causate dalla presenza di comorbidità preesistenti, inducendo quindi un possibile significativo errore di valutazione.

Alcuni studi hanno anche valutato l’associazione tra ore di sonno e calcio coronarico, ma con risultati discordanti.

Sonno e aterosclerosi subclinica: lo studio

Questo nuovo studio ha voluto colmare la carenza di sperimentazioni che abbiano collegano la durata del sonno e la comparsa di alterazioni aterosclerotiche, subcliniche, in più siti vascolari.

Sono stati inclusi oltre 3.900 soggetti di mezza età (46 anni), asintomatici e sono stati considerati anche i fattori di rischio convenzionali, i fattori psicosociali, le abitudini alimentari e alcuni biomarcatori dell’infiammazione.

I parametri del sonno sono stati misurati con actigrafia, un metodo non invasivo di monitoraggio dei cicli sonno veglia, attraverso un’unità fissata in vita, che misura i movimenti del corpo. La registrazione si è sviluppata su sette giorni.

La qualità del sonno si è basata su un indice, il Total Fragmentation Index, che considera la percentuale del tempo, nelle ore di sonno, in cui sono stati registrati movimenti e la percentuale di periodi di sonno di 1 minuto, rispetto a tutti i periodi di sonno.

Per lo sviluppo dell’analisi, i partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi in base alla durata del sonno: molto breve, per meno di 6 ore di sonno; breve, per periodi di sonno compresi tra le 6 e le 7 ore; gruppo di riferimento, per periodi di sonno di 7-8 ore; sonno lungo, quando il periodo di sonno superava le 8 ore.

Per quantificare l’aterosclerosi è stata eseguita un’ecografia vascolare tridimensionale carotidea e femorale e una tomografia computerizzata cardiaca.

Meno sonno, più aterosclerosi

I risultati dello studio hanno dimostrato come un sonno molto breve si associ a un più alto carico aterosclerotico, rispetto al gruppo di riferimento (odds ratio, 1,27). Per quanto riguarda la frammentazione del sonno, solo i partecipanti all’interno del quintile più elevato hanno presentato una prevalenza più alta di vasi non coronarici colpiti. Del resto, è noto come la frammentazione del sonno, entro certi limiti, sia un fenomeno fisiologico.

Al contrario, non sono emerse differenze nelle calcificazioni coronariche nei quattro gruppi.

Tutte le analisi sviluppate hanno il pregio di essere state aggiustate per i più comuni fattori di rischio aterosclerotico, quali: fumo, ipertensione, consumo di alcol, BMI, diabete e profilo lipidico. Inoltre, è stata considerata la possibile presenza di apnee notturne, valutate attraverso lo STOP-Bang Score (valutate il vostro punteggio su questo sito).

Questa attenta profilazione dei soggetti analizzati consente così di escludere la possibilità che la brevità del sonno, così come lo sviluppo di aterosclerosi, siano legate a fattori di rischio già presenti.

Dormire troppo è dannoso?

I risultati che hanno riguardato il gruppo di pazienti con periodi lunghi di sonno hanno evidenziato che questa abitudine non si associa a una maggiore aterosclerosi. Fa eccezione il sottogruppo di donne con sonno lungo, che presentava un maggior carico della malattia. In questo caso, i risultati sono però limitati dallo scarso numero di soggetti inclusi nel quarto gruppo.

Comunque sia, lo studio sembra indicare non solo che un sonno troppo breve può far incrementare il rischio di sviluppare lesioni aterosclerotiche, ma che anche una sua durata eccessiva potrebbe non essere salutare

Si conferma quindi l’importanza di considerare anche la durata e la qualità del sonno per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. La regola sembra comunque confermata: 7-8 ore di sonno sono ideali per godere di buona salute.

 

Franco Folino

 

 

Fernando Domínguez, et al. Association of Sleep Duration and Quality With Subclinical Atherosclerosis. J Am Coll Cardiol 2019;73:134–44.

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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