Dopo un primo evento tromboembolico, qual è il rischio di recidive se si sospende l’anticoagulante?

Dopo un episodio tromboembolico viene generalmente indicato un trattamento con anticoagulanti. Se si tratta del primo episodio e non sono state identificate specifiche cause che possano far pensare ad una predisposizione al tromboembolismo, tale da esporre il paziente ad ulteriori eventi, il trattamento viene solitamente sospeso dopo alcuni mesi.

Non vi è un chiaro consenso su quanto deve proseguire la terapia con anticoagulanti, ma solitamente si prolunga per tre o sei mesi.

Sospensione degli anticoagulanti e rischio di recidive tromboemboliche

Non è mai stato valutato con precisione il rischio a cui si espone il paziente nei casi in cui si decide di interrompere il trattamento. A chiarirlo ci ha pensato un gruppo internazionale di ricercatori, che hanno valutato, con una revisione sistematica e meta-analisi, la frequenza degli eventi tromboembolici venosi, dopo l’interruzione del trattamento anticoagulante. Lo studio è stato pubblicato online lo scorso 24 luglio sul British Medical Journal.

Sono stati inclusi nell’analisi 18 studi che hanno coinvolto 7.515 pazienti, che presentavano un primo episodio di tromboembolismo venoso idiopatico e avevano completato almeno tre mesi di trattamento anticoagulante.

I tassi di recidiva

I risultati hanno evidenziato un tasso aggregato di recidive tromboemboliche per 100 persone/anno di 10,3 eventi nel primo anno, di 6,3 eventi nel secondo anno, di 3,8 eventi negli anni dal terzo al quinto e di 3,1 eventi negli anni dal sesto al decimo.

L’incidenza cumulativa di eventi tromboembolici ricorrenti è stata del 16% a 2 anni, del 25% a 5 anni e del 36% a 10 anni.

Il tasso aggregato di recidive al primo anno è stato maggiore per gli uomini rispetto alle donne (11,9 eventi per 100 persone/anno versus 8,9 eventi per 100 persone/anno), così come l’incidenza cumulativa a 10 anni (41% versus 29%).

Embolia polmonare o trombosi venosa profonda

Gli autori hanno anche valutato anche il tipo di evento tromboembolico, al primo episodio che aveva portato al trattamento anticoagulante. Così si è visto come il tasso eventi tromboembolici ricorrenti era più elevato nei pazienti che avevano avuto una trombosi venosa profonda prossimale, o un’embolia polmonare associata ad una trombosi venosa profonda, rispetto ai soggetti con una embolia polmonare isolata.

Nei pazienti con trombosi venosa profonda distale, il tasso aggregato eventi tromboembolici ricorrenti per 100 persone/anno era di 1,9 eventi ad un anno dall’interruzione dell’anticoagulazione. Il tasso di mortalità era del 4%.

Conoscere il rischio di recidiva tromboembolica

Quest’analisi fornisce precise stime di rischio di recidiva tromboembolica in caso di sospensione del trattamento anticoagulante ed ha il grande pregio di fornire dati che consentono al cinico di valutare con maggior precisione il rapporto rischio/beneficio di un trattamento anticoagulante a lungo termine.

Infatti, quando si preferisce per una terapia prolungata, va sempre confrontato il rischio tromboembolico recidivo con il rischio emorragico, in particolare nei soggetti anziani.

 

Franco Folino

 

Faizan Khan, et al. Long term risk of symptomatic recurrent venous thromboembolism after discontinuation of anticoagulant treatment for first unprovoked venous thromboembolism event: systematic review and meta-analysis. BMJ 2019;366:l4363.

 

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