Home Neurologia L’ottavo senso: l’equilibrio considerato il “senso” più importante dopo vista e udito

L’ottavo senso: l’equilibrio considerato il “senso” più importante dopo vista e udito

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Tra i nostri cinque sensi qual è quello più importante? Possiamo facilmente intuire che alcuni sensi, come la vista o l’udito, siano essenziali per la nostra vita quotidiana. Tuttavia, non ci sono molte evidenze scientifiche riguardanti l’idea che le persone hanno dei propri sensi. Quali sono quelli considerati più importanti?

I ricercatori della City University of London hanno somministrato un sondaggio a un campione di 250 adulti nella popolazione generale del Regno Unito. Agli intervistati è stato chiesto di stilare una classifica dei sensi gli uni rispetto agli altri, in ordine decrescente.

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Il sesto e l’ottavo senso

Pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Ophthalmology, questo nuovo studio è giunto alle seguenti conclusioni. Secondo i partecipanti, al primo posto della classifica dei sensi più importanti c’è la vista e al secondo l’udito. Più sorprendentemente, l’equilibrio è ritenuto il terzo senso più importante, prima quindi di sensi più “tradizionali” come il tatto, il gusto e l’olfatto, che hanno ottenuto rispettivamente il quarto, quinto e sesto posto in classifica, seguiti dal senso del dolore (al settimo posto) e da quello della temperatura (all’ottavo).

Il posizionamento relativamente alto del senso dell’equilibrio suggerisce che i “cinque sensi” tradizionali non corrispondano necessariamente alle funzioni sensoriali a cui diamo più importanza.

Inoltre, ciò è coerente con l’evidenza scientifica che dimostra come problemi di equilibrio possano diventare un fattore determinante nell’impoverimento della qualità di vita, tenuto conto dell’importanza dell’equilibrio per gli spostamenti e le attività giornaliere.

Meglio vivere meno, ma con la vista

Le persone intervistate hanno anche preso parte a un esercizio di time trade off (TTO), tecnica comunemente utilizzata dai servizi sanitari per stimare l’impatto di una condizione su coloro che ne sono affetti. Consiste nel chiedere ai malati di scegliere che cosa preferirebbero tra il permanere nella condizione di malattia per un certo numero di anni o l’essere guariti ma con un’aspettativa di vita inferiore. In questo caso è stato chiesto ai partecipanti di paragonare la prospettiva di vivere 10 anni in condizione di cecità versus una quantità variabile di anni in perfetta salute (da 10 a 0 anni).

L’esercizio ha evidenziato che i membri della popolazione generale del Regno Unito, in media, sceglierebbero di vivere 4,6 anni in perfetta salute rispetto a 10 anni con una perdita totale della vista.

Anche l’udito è importante

Quando lo stesso tipo di esercizio è stato condotto per l’udito, i partecipanti hanno scelto una media di 6,8 anni in perfetta salute come alternativa a 10 anni di vita con una perdita totale dell’udito.

Nonostante i risultati dello studio suggeriscano che il pubblico valuti decisamente la vista di più che gli altri sensi, è importante evidenziare che il loro giudizio potrebbe basarsi su una scarsità di informazioni riguardanti la cecità e la sordità e non corrispondere a quello che avrebbero indicato se fossero stati adeguatamente informati.

Per esempio, i pazienti con una condizione cronica o una storia famigliare di perdita sensoriale valutavano la perdita dell’udito come meno grave per loro rispetto alle altre persone che non ne avevano esperienza. Può darsi che una maggior esperienza e conoscenza sia stata loro d’aiuto per capire meglio il vero impatto sulla qualità di vita.

Lo stato civile, il livello d’istruzione e l’essere credenti o meno non hanno avuto un’influenza significativa sulle scelte dei partecipanti.

Il Professor David Crabb della City University of London e Direttore del Crabb Lab, all’origine dello studio, ha dichiarato “È importante capire quali possano essere le percezioni e le paure del pubblico e dei pazienti quando si parla di perdita delle proprie capacità sensoriali, dato che questo dovrebbe essere d’aiuto agli operatori sanitari nel triage e nel sostegno dei pazienti in queste situazioni. Nonostante una perdita sensoriale possa essere devastante, è importante educare il pubblico su come affrontarla e su come sapersi adattarsi.”

 

 

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