Una esposizione prenatale agli ormoni androgeni forse alla base dell’ovaio policistico

Secondo un nuovo studio, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Nature Medicine, le figlie di donne con sindrome dell’ovaio policistico hanno un rischio cinque volte maggiore di sviluppare questa stessa condizione.

La sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico è il disturbo endocrino più comune nelle donne, colpisce fino al 17% delle donne in età riproduttiva. È associata a differenti conseguenze cliniche. Tra queste vi è una ridotta fertilità, un aumentato rischio di intolleranza al glucosio e la possibilità di sviluppare diabete mellito, dislipidemia, epatopatia adiposa e ipertensione arteriosa.

Possono essere presenti anche cicli mestruali irregolari che possono essere aggravati dall’obesità spesso presente in questa sindrome. Alcuni studi hanno prospettato anche un possibile aumento del rischio cardiovascolare.

Nonostante l’elevata prevalenza della condizione e la gravità dell’impatto sulla salute delle donne, le cause e i fattori di rischio della sindrome dell’ovaio policistico sono in gran parte sconosciuti. Precedenti studi hanno suggerito che la genetica rappresenta solo fino al 10% dell’ereditabilità del disturbo.

Ovaio policistico, di madre in figlia

Elisabet Stener-Victorin e colleghi hanno analizzato le cartelle cliniche delle donne con sindrome dell’ovaio policistico in Svezia e hanno seguito una coorte di donne cilene con la stessa sindrome e le loro figlie con uno studio caso-controllo.

Hanno scoperto che le figlie di entrambe le donne svedesi e cilene con sindrome dell’ovaio policistico avevano una probabilità cinque volte maggiore di ricevere successivamente una diagnosi per questa sindrome.

Per comprendere ulteriormente i motivi di questo effetto, gli autori hanno anche condotto studi sui topi. Hanno scoperto che l’esposizione prenatale agli ormoni androgeni, e non all’obesità in gravidanza, era responsabile degli effetti transgenerazionali osservati e che tali effetti persistevano e venivano trasmessi per un massimo di tre generazioni.

Questi risultati rivelano parte della complessità di questo disordine eterogeneo e gettano le basi per ulteriori studi volti a prevenire la sindrome dell’ovaio policistico nelle generazioni future di donne.

 

 

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